Da una parte, chi ne rivendica l’exploit e un identikit da dribblomane a cui Lucio non può e non deve rinunciare. Dall’altra chi, invece, tra le pieghe dei recenti picchi continua a vedere nel kosovaro un profilo fine a se stesso. Quasi irriverente, per l’andazzo con cui gravita su e giù per il campo. Per non parlare del suo look “baggy”, con i pantaloncini ben al di sotto della vita. La verità su “Zeppetta Zhegrova”? Probabilmente sta nel mezzo, come per la stragrande maggioranza di topic calcistici su cui si interrogano tifosi e addetti ai lavori… Basta dare un’occhiata ai numeri del match disputato giovedì sera dal trequartista bianconero con il Kosovo per avere una panoramica completa della sua dimensione. Contro l’Irlanda è rimasto in campo per 73 minuti – una novità non di poco conto, se si considera il regime fisico a cui ci ha abituati per via degli strascichi della pubalgia – conditi da una sfilza di dribbling riusciti e diventati subito virali sui social. Sì, ma che dire del resto? Ben 4 tiri tentati (2 fuori e 2 respinti), 2 cross su 5 riusciti, fino ad arrivare al dato più eclatante. Dei 51 palloni toccati, ne ha persi 22. Poco meno della metà. Se poi si allarga lo spettro agli spezzoni di gara giocati in bianconero tra campionato ed Europe League, viene fuori che il suo minutaggio è direttamente proporzionale agli errori. In media, su 3 palloni toccati, ne perde sempre almeno uno. Tutto per via della sua indole: quella di rischiare costantemente la giocata. Il che può essere pure accettabile negli ultimi 20 metri se porta, di tanto in tanto, a qualche gol o assist. Diverso, invece, quando la squadra si trova a gestire equilibrio e campo.
Spalletti e la tassa Zhegrova
Non fa specie infatti che Lucio fin qui abbia scelto di sobbarcarsi la “tassa Zhegrova” solo nei finali di partita quando il risultato era già bello che acquisito; oppure quando c’era da invertire il trend gara. Come accaduto nel match di Reggio Emilia, con tanto di doppietta del kosovaro (primi gol ufficiali con la maglia della Juve), subentrato a 30 minuti dal termine al posto di Conceiçao. Due reti anarchiche in tutto e per tutto, frutto di iniziative personali. Da lì le dichiarazioni di Spalletti, quantomai esaustive e trasparenti nel definire lo spazio che, da qui in poi, concederà al kosovaro: “Zhegrova ha questa qualità, è imprevedibile quando crea gli uno contro uno nello stretto. Magari non ha la qualità di rincorrere sulla fascia, però se fai una partita offensiva nella metà campo avversaria lui è un giocatore incredibile”. Sta tutta qui la risposta agli interrogativi di una copiosa fetta dell’immaginario bianconero sul poco impiego del kosovaro. Il calcio di Spalletti, come quello della stragrande maggioranza dei più moderni tecnici d’Europa, va nella direzione di abbattere il concetto statico dei ruoli.
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Tutti i limiti di Zhegrova
Dalla punta al centrale di difesa, passando per mezzali, trequartisti e terzini: non c’è un singolo interprete che possa limitarsi a svolgere una sola fase soltanto. Va per quella offensiva come quella difensiva. Persino all’infortunato Yildiz Lucio ha sempre chiesto di abbassare il raggio d’azione per aiutare i compagni a recuperare il possesso e a sgattaiolare via dalla prima pressione avversaria. Compiti che, ad oggi, Zhegrova non è assolutamente in grado di svolgere. E l’impressione è che finché non affinerà questo aspetto, dimostrando a Spalletti di poter legare il gioco con intelligenza, il suo coinvolgimento resterà sostanzialmente lo stesso. Un jolly della disperazione. O, più semplicemente, la scossa ad orologeria a partita in corso. Per abbattere il cliché dell’anarchico bello e impossibile, insomma, non basterà qualche dribbling virale da sciorinare sui social. Se vuole alzare l’asticella – e magari anche quei pantaloncini – Edon dovrà prima imparare a correre all’indietro. “Non c’è altra strada”.
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