Andrea Luongo era stato la sorpresa dell’estate granata: nel ritiro di Pinzolo aveva stupito un po’ tutti, da Ignazio Abate ai leader del Toro, come Duvan Zapata e Giovanni Simeone. “Andrea ha una bella intensità. E poi è un ragazzo umile, silenzioso, che lavora. Dopo mezzo allenamento aveva già capito le richieste dell’allenatore”, aveva raccontato il Cholito. “In realtà a me aveva già colpito quando lo avevo visto allenarsi con noi l’anno scorso”, aveva aggiunto il colombiano. L’attestato di stima più importante nei confronti del centrocampista, quello da parte di Abate, era invece arrivato con le scelte di campo: il tecnico, dopo averlo visto all’opera in un allenamento congiunto con la Primavera, lo aveva aggregato alla prima squadra e successivamente lo aveva fatto giocare in tutte le amichevole estive, sempre da titolare. Poi sono arrivate le partite ufficiali e Luongo lo si è visto sempre di meno. Con il trascorrere delle settimane il centrocampista è sceso sempre più nelle gerarchie: certo, contro la Carrarese in Coppa Italia si è tolto la soddisfazione di esordire tra i professionisti entrando nel finale, mentre contro il Monza ha giocato da titolare. In Serie A però non lo si è ancora visto: è rimasto in panchina nelle partite contro il Milan, il Sassuolo e la Fiorentina, mentre non è stato neppure convocato per gli ultimi due impegni, quelli contro la Roma e il Bologna.
Luongo: non è una bocciatura
Nelle ultime due giornate è tornato invece a giocare con la Primavera e va sottolineato che lo ha fatto (oltre che con la fascia da capitano al braccio) entrando in campo con la giusta umiltà, mettendosi al servizio della squadra e risultando decisivo con un assist nel 3-1 all’Atalanta e con un gol nel 2-2 con il Verona. Non era scontato che ciò avvenisse: sono tanti i casi (non solo al Toro) di giovani giocatori che dopo aver assaggiato la prima squadra, avevano giocato svogliatamente con la Primavera. Il ritorno di Luongo nella principale formazione del vivaio non va però letto come una bocciatura: non bisogna dimenticare che il centrocampista ha 18 anni e quest’estate si è affacciato per la prima volta nel calcio dei professionisti. Abate sta continuando a seguirlo, ma non vuole bruciarlo, considerato anche che, a differenza del ritiro, ha ora più scelte a disposizione in mezzo al campo: nelle ultime ore della finestra estiva di calciomercato sono arrivati due giocatori che si sono subito imposti nel Toro come Rolando Mandragora e Daniel Bragança.
Tocca a Luongo
Luongo è però consapevole del fatto che il futuro è dalla sua parte e sa che se continuerà a giocare con la Primavera sui livelli delle ultime due partite, le porte della prima squadra potranno tornare ad aprirsi. Intanto il centrocampista ieri è stato protagonista della vittoria dell’Italia Under 19 contro i pari età della Francia (2-1 per gli azzurrini il risultato finale): un altro segnale del fatto che nelle qualità del giovane granata non credono solamente Abate, Zapata, Simeone e i dirigenti del Toro, ma anche quelli delle nazionali giovanili. A proposito di Italia-Francia, da segnalare, tra l’altro, che in campo c’erano anche altri due giocatori della Primavera del Toro: il portiere Francesco Cereser e il centrocampista Andrea Ballanti. Tornando a Luongo, quando rientrerà a Torino avrà certamente come obiettivo primario quello di tornare ad affacciarsi in prima squadra e debuttare anche in Serie A: per sua fortuna al Toro c’è un allenatore che non ha timore a lanciare i giovani, se questi dimostrano di meritarsi lo spazio in campo. Toccherà a Luongo farlo.





