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“Passione e pressione: è il Toro!”

di Red. Torino Notizie
06/10/2026
in Sport
Tempo di lettura: 3 minuti

TORINO – Non è una risposta diretta a quel «mi aspettavo di più» pronunciato da Urbano Cairo giovedì, quando il presidente è stato interrogato riguardo all’inizio di campionato del Toro, ma la richiesta di tempo fatta da Ignazio Abate potrebbe quasi sembrarlo. «Sapevamo che una trasformazione così profonda come quella che abbiamo attuato, sia nei giocatori presenti in squadra sia nel modo di pensare, avrebbe richiesto del tempo», ha spiegato l’allenatore. E all’allenatore non si può certo dare torto: il Toro è cambiato molto a livello di interpreti in campo rispetto a un anno fa, ma soprattutto è cambiato tardi. Ben cinque giocatori, di cui diversi potenziali titolari, sono arrivati negli ultimi giorni della finestra estiva di mercato: Lucas Perri, Rafik Belghali, Nathan Patterson, Daniel Bragança e Rolando Mandragora. Un altro è invece stato ingaggiato addirittura a mercato chiuso: parliamo di Ricardo Rodriguez, che ha potuto firmare il contratto il 3 settembre perché in quel momento svincolato. Certo sa bene anche Abate che nel calcio il tempo è spesso strettamente legato ai risultati, ma non si può negare che il mercato tardivo gli abbia fornito più di un alibi per l’inizio di campionato. Dei segnali di crescita da parte del suo Toro, già fra una settimana contro l’Udinese, è però lecito aspettarseli anche perché, come lo stesso allenatore ha spiegato: «I risultati danno leggerezza e consapevolezza, permettono anche di assimilare più velocemente i concetti».

Abate: “Voglio una squadra intensa e aggressiva”

Potrebbe sembrare, pur senza esserlo, una risposta al sottotesto di quel «mi aspettavo di più» presidenziale (impossibile non leggere della delusione nella dichiarazione del patron) anche un’altra frase di Abate: «Ho bisogno del calore, dell’adrenalina e anche della pressione che questo ambiente, così caldo e passionale, trasmette. Sono elementi che riescono a tirare fuori il meglio di me. Sono elementi che caratterizzano i tifosi del Toro e io mi rivedo in loro». Quasi come a dire di non temere malumori societari di alcun tipo, ribadendo di credere nel proprio progetto iniziato in estate. «Sono sempre più contento di essere qui al Toro», ha anche aggiunto Abate, mostrando di essere carico e voglioso di regalare delle soddisfazioni ai tifosi. In queste prime due settimane di pausa il tecnico ha dovuto lavorare senza più di metà squadra (al Filadelfia mancavano i 14 giocatori convocati dalle rispettive nazionali), ma si è detto comunque soddisfatto di quanto ha visto: «Mi soddisfa vedere crescere giorno dopo giorno l’unione tra i ragazzi». Ma, per quanto importante sia, non basta l’unione tra i giocatori, per vincere le partite. Lo sa bene anche Abate che, nell’intervista rilasciata a Sky, ha ribadito le richieste fatte tra le mura del Filadelfia ai suoi giocatori per quel che riguarda il modo di stare in campo e affrontare le varie partite: «Quella che voglio vedere è una squadra intensa e aggressiva. Una squadra che abbia il coraggio di giocare con la palla». Ma il Toro che l’allenatore si augura di vedere, già a partire da lunedì sera contro l’Udinese, è anche una squadra che sappia difendere con ordine. Solamente una volta in stagione la formazione granata non ha subito gol: in Coppa Italia contro la Carrarese, formazione che milita in Serie B. «Non dobbiamo vergognarci di difendere dietro la linea del pallone. In campo servono umiltà e dedizione, ma allo stesso tempo serve anche avere una grande ambizione. Dobbiamo essere più pericolosi e riconoscibili: l’identità di squadra è l’aspetto più importante». Per vedere quanto le idee dell’allenatore siano state assimilate (il Toro intenso, aggressivo e coraggioso finora lo si è visto solo a tratti) bisognerà attendere la ripresa del campionato: l’Udinese sarà il primo vero banco di prova.

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