Se ancora oggi fosse fatto un sondaggio tra i tifosi del Toro, chiedendo di indicare qual è stato il calciatore straniero più forte della storia granata, siamo certi che la gran parte risponderebbe Leo Junior. Con la sua qualità e il numero 5 sulla schiena, il brasiliano ha dato spettacolo per tre stagioni, dal 1984 al 1987. È tornato poi per una breve parentesi nella Mitropa Cup del 1991. Anche se sono trascorsi diversi lustri da quando ha smesso di indossare la maglia granata, il brasiliano è rimasto nel cuore dei tifosi. E anche il Toro è rimasto nel suo cuore, tanto che adesso che è tornato in Italia, per partecipare al matrimonio di un amico, ha scelto di concedersi una vacanza con la famiglia anche a Torino. Leo Junior, possiamo dirle bentornato a casa? Torino in fondo è casa sua. “Sì, non potrei mai staccarmi da questa città. Alla fine ho vissuto qua pochi anni, ma l’impressione che ho sempre avuto, sin da quando arrivai al Toro nel 1984, è quella di essere stato a Torino da una vita. I tifosi mi avevano fatto sentire subito a casa. E poi mia figlia Juliana è nata qua, all’ospedale Sant’Anna: questa è la sua città. Anche lei è qua con me a Torino e devo dire che ogni volta che torna rimane sempre colpita”. Oltre che con sua figlia Juliana, è tornato con tutta la famiglia: sua moglie, suo figlio, il nipote… ha mostrato loro i luoghi della sua Torino? “Sì, in questi giorni abbiamo fatto un po’ i turisti: abbiamo visitato la Mole Antonelliana, il Duomo, abbiamo passeggiato per le vie del centro storico. E poi mio nipote Joao voleva vedere lo stadio dove mi allenavo: il Filadelfia”. E ovviamente lo ha portato. “Certo. Sono sempre in contatto con Renato Zaccarelli e devo ringraziarlo che mi ha aiutato a organizzare la visita al Filadelfia. Così sabato sono potuto andare, oltre che con mio nipote, anche con mio figlio, Renato, che era un bambino quando io giocavo al Toro e non aveva molti ricordi di come fosse il Filadelfia”.
“Museo al Filadelfia per unire la storia”
Che cosa ha provato nel tornare al Fila? “Solamente entrando nel parcheggio ho visto che era tutto diverso. È completamente cambiato rispetto ai miei tempi, quando mi allenavo lì, ma devo dire che è una struttura eccezionale, mi sembra perfetto come centro d’allenamento per una società come il Toro. Ho potuto visitarlo tutto, vedere anche i campi: è davvero un bell’impianto. E mi ha fatto piacere vedere che ci sono ancora i monconi dello stadio originale, così che tutti possano ricordarsi com’era”. Che ricordi ha invece del suo Filadelfia? “Se penso al Filadelfia che ho vissuto, in cui mi allenavo ogni giorno, mi vengono immediatamente in mente due elementi: l’elica e la ruota dell’aereo del Grande Torino che si trovavano lì. Quando li vidi la prima volta rimasi subito colpito, perché ovviamente sapevo della tragedia che era avvenuta nel ’49, ma vedendo che quei due pezzi dell’aereo al Fila andai a informarmi meglio, iniziai a leggere del Grande Torino, a chiedere ai tifosi che avevano visto giocare quella squadra”. Ora la ruota e l’elica sono al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, che è gestito da volontari e si trova a Grugliasco. Quanto sarebbe importante che il Museo fosse al Filadelfia? “Certo che dovrebbe essere al Filadelfia. La storia del Toro e quella del Fila non sono separate, camminano insieme. Avere il Museo al Filadelfia sarebbe come riunire la storia della società a quella dello stadio”.
“Fidatevi di Perri”
Al Filadelfia purtroppo non ha avuto modo di incontrare la squadra. “No, sabato mattina non c’era allenamento. Ma al Filadelfia ho incontrato uno dei preparatore dei portieri che mi ha detto che il mio connazionale, Perri, si sta allenando bene, lavora molto per tornare in forma”. A proposito di Perri, ha iniziato la stagione al Toro con qualche errore, ma che portiere è? “Io me lo ricordo molto bene quando giocava in Brasile, era al San Paolo, poi è passato al Nautico e al Botafogo. Perri è un portiere che ha delle grandi doti tecniche, oltre che fisiche. E poi è bravo a giocare la palla con i piedi. Bisogna solo avere un po’ di pazienza perché purtroppo nella scorsa stagione al Leeds ha giocato poco, quando un portiere sta fermo poi impiega un po’ di tempo a tornare in forma. Ma le qualità le ha”. Dal Brasile segue il Toro? “Non quanto vorrei, c’è solo una televisione che trasmette le partite del campionato italiano, ma non le fa vedere tutte. Di recente però ho visto Torino-Roma”. Che impressione ha avuto della squadra granata? “Il Toro ha giocato una mezz’ora di buon livello nel secondo tempo, ma alla fine ha pesato la differenza tecnica tra le due squadre. E la Roma del mio amico Gasperini, siamo stati compagni di squadra al Pescara, alla fine è riuscita a vincere”.





