A Torino, in coppia con Pulici, ha scritto una pagina indimenticabile, quella che ha portato la squadra granata allo scudetto del ’76, rimasto finora l’ultimo. A margine dell’inaugurazione dello store di AudioNova Italia, in cui è intervenuto come testimonial, Ciccio Graziani ha analizzato l’inizio di stagione della squadra di Abate. Graziani, come ha visto la partenza del Toro? «Il Toro è partito male, ma le ultime partite credo diano la speranza che si possa fare meglio. Sono arrivati tanti giocatori a fine mercato: si devono ambientare in città e in campo. Servono almeno quindici o venti giorni, ma questo non deve essere un alibi». Come valuta l’impatto di Abate? «Ci mette tanto impegno, è giovane e ambizioso. Per lui il Toro è un’opportunità. Credo che il suo obiettivo e quello della squadra debba essere la parte sinistra della classifica, anche se il tifoso vuole almeno la Conference League. In queste partite Abate è stato anche sfortunato, come a Bologna con il rigore non dato». Perché non è stato fischiato secondo lei? «Vergognoso: davvero una vergogna non dare un rigore così, allora a questo punto il Var è morto. Ringraziamo Orsato: ci abbiamo messo una vita ad inserire la tecnologia, è arrivato lui e l’ha distrutta. Siamo passati da chiamarlo 70 volte a partita a non chiamarlo di più. E non diciamo che così si gioca di più, sono due o tre minuti. Questa è una linea che non è di Orsato, è una linea di Uefa e Fifa».
Graziani: “Zapata ancora in difficoltà”
Simeone è a secco di gol in campionato: perché? «Credo che più che Simeone, che ci mette tanto impegno, il problema principale sia Zapata che non si riprende. Io lo vedo ancora in grande difficoltà quando entra, al Toro serviva il vero Duvan, quello che fa la differenza, però l’infortunio evidentemente ha pesato molto. Però devo dire che Adams e Simone si possono completare».
Con una punta accanto il Cholito potrebbe rendere meglio? «Io ho giocato una vita così, con le due punte, sono un fautore delle due punte, ma negli ultimi anni c’è molta speculazione su questo, perché il calcio italiano ha un difetto. Gli allenatori giocano prima per non prendere gol, poi per farli. L’unico che ci sta dando un’idea diversa è Fabregas, oltre alla Roma».





