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“Due tipi di rischio”, il caso Milik e la rivelazione del capo del J Medical: “Come sta”

di Red. Torino Notizie
18/04/2026
in Sport
Tempo di lettura: 2 minuti

Il caso Brignone

Strutture come JMedical seguono sia atleti professionisti sia pazienti non sportivi, mescolando due mondi importanti per i progressi della medicina sportiva. Guardando al futuro Stefanini pensa che l’innovazione riguardi “sia la tecnologia sia la gestione dei dati”. In questi mesi il recupero al JMedical nel mondo dello sport che ha stupito tutti è stato quello di Federica Brignone: “Partendo da questo caso clinico, occorre sottolineare che esistono protocolli e processi di standardizzazione del recupero post-infortunio, ma la cosa fondamentale è analizzare e personalizzare il più possibile il singolo evento. Ci sono variabili legate alla tipologia di infortunio, al livello dell’atleta e alle sue esigenze. Ogni caso fa storia a sé. In particolare quello di Federica Brignone è stato un infortunio che va al di là delle classificazioni standard, raro e molto complesso da gestire per una serie di caratteristiche non solo cliniche. Il concetto chiave è che ogni infortunio risponde a protocolli riabilitativi, ma deve essere analizzato a 360 gradi come un unicum”.

Come sono cambiati i tempi di recupero

Età e forza mentale due caratteristiche importanti, ma i tempi di recupero si sono davvero accorciati o è cambiato il modo di gestirli? “Oggi è fondamentale distinguere tre fasi del recupero: return to play, return to sport e return to performance. Return to play significa tornare ad allenarsi, per esempio in una squadra. Return to sport è il ritorno alla competizione, quindi tornare a giocare una partita o a fare una gara. Return to performance è l’ultima fase, cioè il ritorno al livello precedente all’infortunio. Quando si parla di tempi di recupero bisogna chiarire qual è l’obiettivo: tornare a praticare sport, tornare a competere o tornare alla performance. Quest’ultimo è il vero focus per un atleta perché dopo un infortunio c’è la necessità di recuperare non solo la possibilità di competere, ma anche la qualità della prestazione. Nella maggior parte dei casi, quando si torna a competere non si è ancora al livello pre-infortunio. Serve tempo ulteriore. Per questo parlare genericamente di “tempi di recupero” può essere fuorviante se non si specifica a quale fase ci si riferisce”.

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