TORINO – Lucas Perri fuoriesce da una lunga sosta in cui è stato particolarmente messo sotto pressione, in allenamento, per portarlo a una condizione psicofisica migliore: miglior peso forma, maggiore elasticità muscolare. E adesso è descritto in ottima forma, da chi vive la quotidianità del Filadelfia: una bella persona e non solo un ottimo portiere, ripetono un po’ tutti. Ignazio Abate lo aveva difeso a spada tratta prima della trasferta di Bologna, comprensibilmente, testimoniandogli sempre assoluta fiducia, pur ammettendo che può anche non essere «semplice» per uno straniero integrarsi «in un ambiente nuovo, con richieste nuove». Il brasiliano, oltretutto, nella scorsa stagione aveva perso il posto a Leeds già poco dopo Natale. Un’ultima partita da titolare in Premier a inizio gennaio, poi un mare di panchine senza soluzione di continuità, tranne 4 presenze tra febbraio e aprile in Fa Cup.
Un inizio difficile
Quindi un’estate ai margini nel club inglese, senza giocare nemmeno nella tournée in Usa, poi anche terapie prolungate per superare un problema muscolare. Insomma, il portiere sudamericano (ingaggiato ufficialmente solo il 29 agosto) non poteva che presentarsi in una condizione psicofisica non certo eccelsa, inevitabilmente. E fors’anche così si spiegano alcune prestazioni non all’altezza. Più che in Coppa Italia contro il Monza all’esordio in granata (conclusione vincente di Mota in mezzo alle gambe), in specie a Firenze (papera e rete presa su un tiro chilometrico di Pellegrino) e contro la Roma (il rilancio sbagliato che ha innescato l’azione del gol di Malen e poi il ritardo sul diagonale del 2 a 0 di Pisilli). In aggiunta, qua e là nelle prime 5 partite di campionato, anche alcune incertezze finite… bene e troppi rinvii sbagliati: mica solo quello grave contro i giallorossi. Ma sarebbe ingeneroso fermarci qui, nel rammentare il suo percorso. In quasi tutti gli incontri Perri ha anche sfoderato parate da applausi. E pure un paio di miracoli. Con la sua statura di quasi 2 metri, con la sua esperienza e le sue doti, potrà finalmente rappresentare un punto di forza del Torino, d’ora in poi. È quanto si augurano tutti, nel Toro, come è giusto che sia.
La riscossa di Perri
Anche perché sta dimostrando notevoli motivazioni e una grande cultura del lavoro. Durante questa lunga sosta di 3 settimane ha chiesto e ottenuto di potersi allenare anche nei giorni di riposo dispensati ai compagni, fermandosi solo alla domenica, pur di accelerare per migliorare la forma. Professionalità, atteggiamenti giusti anche fuori dal campo, disponibilità anche di fronte a sistemi di allenamento, schemi ed esercizi per lui nuovi. Reattivo, scattante: per lui la pausa per le nazionali è stata sicuramente molto utile, riferiscono dal Filadelfia. Lunedì, contro l’Udinese, non può che allargarsi la speranza di vedere un gran punto di forza granata, là tra i pali: Abate non ha solo bisogno di vedere la squadra vincere, magari anche sull’onda di un Simeone capace di sbloccarsi sotto porta. È fondamentale anche che la squadra non regali più gol sciocchi, come successo troppo spesso tra agosto e settembre. E allora anche la crescita di Perri e la sua riscossa sportiva possono rivelarsi aspetti dirimenti. Di certo.





