TORINO – Se la sfilza di infortuni gravi che ha colpito la Juventus negli ultimi mesi fosse di natura epidemiologica, lei si potrebbe considerare la paziente zero. Chiara Beccari è risultata positiva al virus della malasorte all’inizio del focolaio che ha avviluppato Juve femminile e maschile senza pietà né distinzione di genere. Era lo scorso 6 maggio quando la classe 2004 finiva sotto i ferri a Lione per sottoporsi all’intervento chirurgico di ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Una mazzata arrivata nelle ultime curve di una stagione complicata a livello individuale e di squadra.
La 9 di Cantore, poi…
Chiara aveva ereditato la maglia numero 9 come gravoso lascito della migliore stagione della carriera di Sofia Cantore. Più del numero in sé, a pesarle era stato il confronto continuo con l’attaccante e amica volata negli Stati Uniti. Nulla se paragonato al trauma fisico e mentale dell’infortunio, il primo davvero critico della sua giovane carriera.
«Ci sono cose che non vorresti mai accadessero. Notizie che non vorresti mai ricevere», aveva scritto su Instagram prima di raccogliere il guanto di sfida: «Se c’è una cosa che ho imparato è che niente arriva per caso, io sono pronta ad affrontarlo e ad accogliere tutti gli insegnamenti che mi porterà».





