È trascorso meno di un anno da quando Urbano Cairo, un po’ a sorpresa, decise di interrompere il rapporto di lavoro con Davide Vagnati e richiamare Gianluca Petrachi, il direttore sportivo con cui non si era lasciato affatto bene nel 2019. Ma con il tempo i due avevano avuto modo di chiarirsi, riappacificarsi e di avvicinarsi nuovamente fino al nuovo matrimonio a tinte granata: erano i primi giorni di dicembre quando arrivò l’annuncio del ritorno di Petrachi. In quel momento il Toro allenato da Marco Baroni stentava in campionato e in una parte della tifoseria iniziava a farsi largo il timore che la stagione sarebbe potuta finire malissimo, addirittura con la retrocessione in Serie B. Il ds si mise subito al lavoro e, pur non potendo contare su chissà quale budget da investire, nel mercato invernale sistemò la squadra con gli arrivi di due difensori centrali (Luca Marianucci e Enzo Ebosse), un esterno a sinistra (Rafa Obrador), un centrocampista (Matteo Prati) e un attaccante (Sandro Kulenovic). Andarono invece via giocatori con un ingaggio molto pesante, ma che fino a quel momento avevano deluso, come Kristjan Asllani e Cyril Ngonge. Pur con qualche difficoltà iniziale e con il cambio di allenatore avvenuto a febbraio, il Toro alla fine riuscì a chiudere la pratica salvezza con un certo anticipo. A giugno, poi, Cairo scelse di sposare la linea Petrachi per quel che riguardava il nuovo allenatore, scegliendo un giovane promettente come Ignazio Abate, che era reduce da una buona stagione in B alla guida della Juve Stabia (portata ai playoff nonostante i tanti problemi societari).
Parlano i numeri
Il presidente affidò al ds anche una doppia missione: rinforzare la squadra risanando il bilancio e abbassare il monte ingaggi. Sarà il campo, ovviamente, a dire se il Toro è stato effettivamente rinforzato rispetto alla scorsa stagione, anche se può essere dato atto al ds di aver portato a Torino a cifre contenute (2,5 milioni) un centrocampista di grande prospettiva come Kian Fitz-Jim, oltre a elementi di esperienza che potranno dare una grande mano alla squadra, come Rolando Mandragora e Daniel Bragança (oltre a una serie di giocatori in prestito che dovranno guadagnarsi la conferma). Per quel che riguarda il monte ingaggi, parlano invece i numeri: il rinnovo del contratto di Duvan Zapata con lo stipendio spalmato e alcune uscite (su tutte quelle di Guillermo Maripan, Valentino Lazaro, Adrien Tameze e Ivan Ilic) hanno contribuito a ridurlo. Ma a rendere soddisfatto il presidente è anche l’apporto che il ds dà nel lavoro quotidiano all’allenatore: un aiuto di certo superiore rispetto a quello che veniva dati nella gestione precedenti ai tecnici di turno.
Petrachi e i rinnovi sul tavolo
Per tutti questi motivi, Cairo ora sta valutando il rinnovo del contratto del suo direttore sportivo. Petrachi, al momento del ritorno, aveva firmato per un anno e mezzo: il contratto scadrà quindi il 30 giugno, al termine della stagione (tra l’altro quel giorno scadrà anche il contratto di Davide Vagnati, ma in questo caso non ci sarà di certo nessun rinnovo). Un’offerta per il prolungamento Cairo al ds non l’ha ancora presentata e potrebbe non farlo neanche a breve, ma è una possibilità a cui il patron ha iniziato a valutare. Se e quando l’offerta arriverà, Petrachi la valuterà con grande attenzione: sarebbe certo interessato a proseguire il proprio lavoro al Torino dando vita a un ciclo duraturo, come lo era stato il suo primo in granata (era arrivato nel gennaio del 2009 ed era rimasto fino al termine della stagione 2018-2019). Il ds appare comunque sereno e soprattutto concentrato sul lavoro della squadra e sulle situazioni contrattuali dei giocatori in rosa: poche settimane fa ha rinnovato fino al 2031 Alessio Cacciamani, ma in scadenza ci sono altri giocatori importanti del Toro come Nikola Vlasic (la società granata ha però un’opzione per il prolungamento per un’altra stagione) e Ché Adams.





