Nessuna big della Serie A ha sfruttato il mercato estivo più della Juve. Un dato che in parte racconta le difficoltà incontrate dai bianconeri nelle prime cinque partite. Un dettaglio che spiega quanto Luciano Spalletti abbia bisogno di tempo per trovare la quadratura del cerchio. E dire che il tecnico non è affatto fossilizzato sulle idee di luglio, anzi. Ha avuto la lucidità di cambiare in corsa un 4-2-3-1 che rischiava di farlo deragliare anche dopo la sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo. Questione di conoscenza dei nuovi, ma anche dei tantissimi infortuni che hanno motivato un avvio a singhiozzi della nuova Juve. Nelle prime cinque partite di Serie A Lucio ha utilizzato una media leggermente superiore a sette nuovi innesti a partita: ovviamente, nel conteggio, vengono inclusi anche Douglas Luiz e Nico Gonzalez, già di proprietà bianconera ma che nella passata stagione indossavano un’altra maglia. Vale anche per Lucca e Lang del Napoli, naturalmente, visto e considerato che hanno chiuso il girone di ritorno della scorsa annata con le maglie di Nottingham Forest e Galatasaray. La Juve, rispetto all’Inter, rappresenta l’estremo opposto in termini di utilizzo dei nuovi innesti: Jones, Stones, Spence e Pavard hanno sicuramente più tempo per ambientarsi, al pari di Stankovic.
Nuovi subito lanciati in campo
A Torino il tempo d’attesa dei colpi dell’ultima finestra di mercato si è ridotto drasticamente per via di un’infermeria intasata: così il percorso d’inserimento di Alajbegovic, l’ambientamento di Woltemade e l’approccio alla nuova realtà di Sarr hanno subito una brusca accelerazione. Gli unici, tra gli 11 giocatori portati alla Continassa da Massara e Carnevali, a non aver messo ancora piede in campo in Serie A sono i soli Ekhator (e dovrà recuperare per un mese dopo l’infortunio di fine agosto) e Grabara (titolare col Nec in Europa League, ma suo malgrado già fuori causa dopo la rottura del crociato anteriore del ginocchio destro). Per gli altri nessuno sconto, nessuna gestione, nessun utilizzo col contagocce. Anzi, Spalletti fa gli scongiuri: non può permettersi il lusso di perdere altri elementi. Beneficerà col tempo della rapida rottura del ghiaccio da parte delle forze fresche, ma è inevitabile che la Juve delle prime cinque uscite abbia avuto volti variegati: bene a Frosinone per 70 minuti, poi il calo.
Guarda la galleryMale per un’ora col Parma, poi la luce irradiata da Nico Gonzalez. Promossa col Milan, ma il rischio di perdere dopo il gol di Cisse è stato altissimo. Col Sassuolo l’unico tonfo, ma clamoroso nella forma più che nella sostanza.





