TORINO – C’era, ovviamente, anche Duvan Zapata ieri pomeriggio al Filadelfia alla ripresa degli allenamenti. Il colombiano si è presentato un obiettivo ben chiaro in mente: tornare a essere quel centravanti potente, capace di spaventare i difensori avversari con la sua sola presenza in campo e in grado di trascinare il Toro in campo. In questo inizio di stagione è invece stato sempre a mezzo servizio, Ignazio Abate non ha mai potuto contare sul miglior Zapata: tutta colpa di quel ginocchio sinistro a cui era stato costretto a operarsi due anni fa, dopo il grave infortunio a San Siro nella partita contro l’Inter (lesione del legamento crociato anteriore, del menisco mediale e del menisco laterale fu la diagnosi), che sin dal ritiro a luglio ha iniziato a gonfiarsi ma mano che i carichi di lavoro aumentavano. Zapata ha saltato tutte le amichevoli del precampionato e anche la partita di Coppa Italia contro la Carrarese, Abate lo ha convocato per la prima volta per l’esordio in campionato, contro il Milan, ma l’attaccante rimase in panchina. Ha messo poi piede in campo per i 7 minuti finali della partita contro il Sassuolo. Poi ha giocato una mezz’ora abbondante contro il Monza, in Coppa, ma dal giorno successivo ha di nuovo dovuto rallentare, sempre a causa del ginocchio che aveva iniziato nuovamente a gonfiarsi. È tornato in campo nei 7 minuti finali della partita contro la Roma, mentre sabato a Bologna è rimasto per tutto il tempo seduto in panchina, con Abate che sconsolato a fine partita spiegò: “Duvan non sta bene”.
Zapata sotto osservazione
Zapata però è un giocatore molto importante per il Torino, non a caso a luglio la società granata gli ha prolungato il contratto fino al 2028 (con l’attaccante che ha accettato di spalmarsi lo stipendio) ed è per questo che Abate, i suoi collaboratori e lo staff medico hanno ora studiato un piano di lavoro personalizzato per il centravanti, che vuole sfruttare al massimo la lunga sosta del campionato per ritrovare la migliore condizione e tornare a essere una risorsa importante per il Toro, anche perché per caratteristiche tecniche e fisiche è un giocatore diverso dai vari Simeone, Adams e Kulenovic (l’attaccante presente in rosa che più gli somiglia, per modo di giocare, è Pietro Pellegri). La pausa per le nazionali certamente aiuta il centravanti, perché gli sta ora permettendo di lavorare con maggiore tranquillità, essendo ancora distante il prossimo impegno di campionato (il Toro tornerà in campo lunedì 12 ottobre contro l’Udinese). Zapata viene seguito con grande attenzione dallo staff granata per evitare che possano sorgere complicazioni che rallenterebbero ulteriormente il suo percorso di recupero.
La fiducia di Abate
L’attaccante sa che può contare sulla fiducia di Abate che lo sta aspettando e non vede l’ora di averlo a completa disposizione, anche perché il recupero di Zapata potrebbe facilitare un eventuale cambio di modulo e il passaggio alle due punte. Lo aspettano anche in compagni: sia Simeone che Adams nelle stagioni precedenti hanno dimostrato di sapersi esprimere al meglio quando al loro fianco c’era il colombiano, un attaccante fisico capace di attirare su di se i difensori avversari e aprire spazi per i compagni. Non va poi dimenticato che anche nello scorso quando campionato, quando aveva ritrovato la migliore forma e ripreso a giocare con continuità aveva anche dimostrato di non essersi dimenticato come si fa a fare gol: l’incornata contro la Lazio aveva contribuito a regalare la prima vittoria a Roberto D’Aversa e la potente conclusione dalla distanza contro il Parma aveva chiuso quella partita. Gol altrettanti importanti li aspetta anche Abate.





