TORINO – Non è neanche più rabbia quella che resta. È qualcosa di ben più freddo, asettico e che va oltre la semplice rassegnazione a fronte di uno scenario che – fino a 8 anni fa – nessuno avrebbe mai potuto credere possibile per la nostra Nazionale. Nemmeno dopo la prima esclusione con la Svezia. Specie se si considera che in mezzo c’è stato il successo – a questo punto episodico, per non dire miracoloso – di Wembley contro l’Inghilterra. E invece, rieccoci qui, agli albori di un Mondiale che per la terza volta consecutiva è destinato a trasformarsi in un racconto che non ci appartiene per niente. E allora, tanto vale aggrapparsi a ciò che – pur restando ai margini di una notte tristissima per il nostro movimento – è riuscito a comunque a strappare un sorriso a parte del popolo azzurro.
Yildiz protagonista
E cioè alla gioia genuina di Kenan Yildiz, protagonista assoluto della Turchia del nostro Vincenzo Montella, che – a differenza nostra – è riuscita a sfatare il tabù Mondiale, centrando la qualificazione a distanza di 24 anni dall’ultima volta. In entrambe le gare dei playoff, Kenan ha mandato ai matti le difese avversarie. Sgasate, dribbling, imbucate al millimetro, centinaia di chilometri percorsi e una traversa clamorosa, centrata nella semifinale contro la Romania. Un faro per i turchi in ambedue le fasi di gioco. Contro il Kosovo di Zhegrova è stato lui a innescare l’azione del vantaggio, servendo all’assistman Kocku – dopo una percussione di 20 metri – il pallone dell’1-0, firmato Akturkoglu.
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