TORINO – Qualche urlo Roberto D’Aversa lo ha fatto sentire già al Maradona, nel pieno dell’enfasi per la partita. E degli errori, di tutto ciò che non ha funzionato contro il Napoli, tornerà a parlare quest’oggi quando il Torino si ritroverà al Filadelfia per iniziare a preparare la gara contro il Parma (venerdì). Un’idea di ciò che l’allenatore dirà prima dell’allenamento, Zapata e compagni comunque ce l’hanno già: D’Aversa conosce bene quelle che sono le insidie per una squadra in lotta per la salvezza, sa che non c’è tempo da perdere, che i problemi di qualunque tipo vanno affrontati e possibilmente risolti in fretta. Per questo ha immediatamente iniziato a strigliare la squadra e per questo lo farà anche al Filadelfia. Certo di aspetti positivi da cui ripartire, nonostante la sconfitta, ce ne sono: il ko di Napoli è stato molto diverso da tanti altri della gestione Baroni (basti pensare al 3-0 senza mai una vera reazione contro il Genoa, per non parlare delle due goleade incassate contro il Como e di quella contro l’Inter), ma urge concentrarsi su tutto ciò che ha reso più semplice la serata degli uomini di Conte.
I tre punti di D’Aversa
Sono tre i punti su cui D’Aversa si concentrerà: l’approccio alla partita, la poca cattiveria davanti dalla porta e le disattenzioni difensive. Anche il suo predecessore, Baroni, ha dovuto fare i conti con queste problematiche, ma non è mai riuscito a trovare dei rimedi. Di partite in cui il Torino è sceso in campo distratto, molle, subendo l’iniziativa avversaria ce n’è un lungo elenco: citiamo le trasferte di Lecce, Bergamo e Como per fare alcuni esempi, ma a D’Aversa non era piaciuto nemmeno come la sua squadra aveva cominciato la partita contro la Lazio. «All’inizio eravamo un po’ troppo contratti», aveva dichiarato. Ancora meno al tecnico sono piaciuti i primi minuti della trasferta in casa del Napoli: prima del gol di Alisson, arrivato al 7’, il Napoli aveva avuto già un’altra grande occasione con Olivera, sulla quale era stato molto bravo a opporsi Paleari. Peccato che, pochi secondi dopo, il portiere non sia stato altrettanto bravo e reattivo sulla conclusione sul suo palo dell’esterno offensivo azzurro. C’è voluta la doccia ghiacciata dell’1-0 per destare il Torino dal torpore iniziale. Ma in un campo come quello del Napoli, non è facile per nessuno rimontare, figuriamoci per una squadra che finora ha mostrato molte fragilità e problematiche varie.
Poco cinici
Quando ha reagito e ha alzato il proprio baricentro, il Torino ha poi mostrato poca cattiveria in zona gol. «Abbiamo anche avuto l’occasione per uscire dal campo con un risultato diverso», ha giustamente sottolineato D’Aversa. Ma Adams, quando è stato imbeccato nel cuore dell’area di rigore, ha sbagliato un facile controllo. Lo scozzese non è stato l’unico granata particolarmente docile di fronte a Milinkovic Savic.Prima del gol di Casadei, sul 2-0, Anjorin era stato ben pescato di fronte al portiere serbo, ma con il piatto aveva di fatto appoggiato dolcemente il pallone, rendendo semplice la parata a un portiere che nel corso dei novanta minuti non era apparso propriamente sicuro nella presa. Basti pensare anche a quel pallone calciato da Vlasic nel primo tempo e non trattenuto. Peccato che Zapata, anziché avventarsi per spedirlo in fondo alla porta avversaria, sia rimasto lì a guardare, consentendo all’ex compagno di completare la parata.
«Un altro gol evitabile»
Quella cattiveria che è mancata agli attaccanti del Torino l’ha invece avuta Politano in occasione del gol del 2-0. L’esterno offensivo non è un gigante, non fa del gioco aereo un punto di forza, ma è andato a prendere il pallone sopra la testa di un Lazaro distratto, che non ha fiutato il pericolo. Politano ha poi appoggiato al centro dell’area per Elmas, che ha segnato il più classico dei gol dell’ex. «Un altro gol evitabile», l’ha definito D’Aversa. E se ci mettessimo a elencare tutti i gol evitabili incassati da Israel e da Paleari in questo campionato, lo spazio presente in questa pagina non basterebbe… Il Torino ne ha subiti talmente tanti in stagione (49 in campionato più altri 4 in Coppa Italia), che chi legge non avrà difficoltà a farsene venire in mente altri. E anche se siede sulla panchina del Torino da meno di due settimane, lo stesso D’Aversa sa che quello delle distrazioni difensive è un problema che la formazione granata si porta dietro da molto tempo. Al Filadelfia cercherà ora di trovare delle soluzioni, provando a motivare i propri giocatori e continuando a chiedere «coraggio». «Dobbiamo giocare con coraggio» è il mantra che ripete da quando è arrivato. E il coraggio può essere la medicina per i mali del suo Toro. Almeno così spera D’Aversa.
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