TORINO – Ancora una volta. Cioè per l’ennesima volta. La solita condanna, la solita rivoluzione d’estate. È quel che succederà al Torino, alla squadra, alla rosa dei giocatori. È quanto dovrà vivere sulla propria pelle l’allenatore, che sia Baroni o un altro: Italiano, Juric o chi volete voi. È quanto passerà davanti agli occhi dei tifosi granata, come sempre. È quanto accadrà appunto per l’ennesima estate, con Cairo presidente. E tutto ciò, naturalmente, dando anche per scontato ciò che scontato ancora non è: ovvero la conquista della salvezza da parte dei granata. «La nostra posizione non ci lascia tranquilli», ammetteva lo stesso Baroni ancora di recente. Ha assolutamente ragione (purtroppo) e val la pena di ripeterlo, ciclicamente.
Italiano nella testa di Cairo
Intanto domani il tecnico sfiderà il Bologna: cioè la squadra allenata proprio da Italiano. Il quale potrebbe lasciare i rossoblù, a fine stagione, in anticipo di un anno sulla scadenza naturale del contratto (2027, come Baroni in granata). Troppo brutta, troppo deludente e ora anche troppo costosa è la stagione degli emiliani, appena eliminati dalla Coppa Italia e addirittura decimi in classifica, con appena 3 punti in più del Torino. Da giovedì prossimo il Bologna disputerà i playoff di Europa League contro i norvegesi del Brann. Non resta che questa manifestazione a Italiano per salvare la stagione: ma riuscirà ad arrivare fino in fondo? Italiano è uno degli allenatori più stimati, più apprezzati da Cairo: il presidente lo voleva già nel 2024 per il dopo Juric, ma non riuscì a convincerlo (lo corteggiava anche un Bologna qualificato in Champions da Thiago Motta…). Adesso Italiano, nel caso, lascerebbe con ben altro stato d’animo i rossoblù, a fine stagione. Eventualmente, Cairo farebbe di nuovo un tentativo con lui, è sicuro. Attenzione anche al Napoli di De Laurentiis, però, casomai si separasse da Conte.
La rosa del Toro
Comunque sia, si diceva all’inizio, a fine stagione rivoluzione sarà. Guardate la rosa attuale del Torino. Dopo il defenestramento di Vagnati a inizio dicembre, con il ritorno al suo posto di Petrachi (che a sua volta si era separato da Cairo in modo a dir poco turbolento nel 2019), sono dunque alte le possibilità che anche Baroni perda il posto, a fine stagione, e che contestualmente parta la metà dei giocatori oggi a disposizione dell’allenatore. Si comincia dalla porta, con Paleari destinato a tornare a essere ciò che era, ovvero una riserva, e con Israel (comprato in estate per 4 milioni per fare il titolare!) di nuovo spinto sul mercato: è già stato bocciato in autunno, ha perso il posto e a gennaio Petrachi ha cercato invano di piazzarlo altrove. Tra i difensori tornerà al Napoli Marianucci, appena preso in prestito puro per toppare la falla di un mercato di gennaio disastroso sul fronte dei rinforzi in difesa. Il Torino valorizzerà il centrale della nazionale Under 21 per poi restituirlo a De Laurentiis: complimenti! Ebosse (con i suoi 3 crociati rotti in carriera) sarà restituito all’Udinese (i granata non sfrutteranno il diritto di acquisto) e Nkounkou rientrerà all’Eintracht, post prestito (il Torino eviterà che scatti l’obbligo di acquisto: basta che il terzino non arrivi a 15 presenze). Come a gennaio, Biraghi sarà di nuovo offerto a destra e a manca. Lazaro andrà via da svincolato, il suo contratto in scadenza non sarà rinnovato. In bilico anche Maripan: il Torino sfrutterà l’opzione per il prolungamento sino al 2027 solo se il cileno accetterà di ridursi l’ingaggio da 1,7 milioni netti. Quasi sicuramente tornerà al Benfica Obrador: troppo caro il diritto di riscatto, 9 milioni. Possono invece restare Pedersen e Ismajli (intanto di nuovo out: quarto infortunio muscolare stagionale…).
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