I segreti di Susanna Egri
Lei insegna tutti i giorni. In più viaggia spesso, in Italia e all’estero, per seguire gli spettacoli della sua compagnia Egri-Bianco e per le numerose celebrazioni che vengono organizzate in suo onore. Ha una vitalità e una forza incredibile. La sua giornata tipo? «Vivo sola, devo provvedere a me stessa. Mi preparo la colazione, al mattino mi occupo delle cose mie, pratiche, e organizzo la giornata. I ragazzi vanno a scuola, per cui le lezioni da noi sono al pomeriggio. Insegno tutti i giorni, sì. È il momento di maggior esaltazione per me. Insegno per un’ora e mezzo, poi dopo mi sento stanchissima. Riposo un po’, mi riprendo, quindi mi preparo la cena. Vado a letto molto presto, cerco sempre di dormire 8 ore, necessarie per la mente e il corpo».
L’alimentazione? «Ho sempre mangiato poco. In generale sono moderata. Non bevo vino, mangio pochissima carne, non ho mai fumato».
A 100 anni, che idea ha degli adolescenti di oggi? «I miei allievi sono una categoria particolare. Per prima cosa devono imparare la disciplina. A cominciare da come ci si presenta a lezione: con la divisa e i capelli in ordine. Bisogna sempre rispettare il luogo, gli orari, i compagni, l’insegnante. E ciò li rende subito diversi da molti giovani. Io credo molto nella capacità individuale di comprendere dove stia la luce e come si eviti l’oscurantismo».
Papà le scrisse che la salvezza era nella cultura: alludiamo a quella celebre lettera che le inviò nel 1939 da Torino. Lui era tornato temporaneamente in clandestinità e lei era a Budapest, aveva 13 anni. Per le leggi razziali, in quanto suo padre era di origine ebraica, avevate dovuto lasciare l’Italia. E lei, prim’ancora, la scuola. «Lettera lunghissima, profondissima, meravigliosa. Un vademecum, la base della mia esistenza. La conosco a memoria: “Tu non puoi immaginare quale tormento e preoccupazione sia per me vederti costretta a cessare i tuoi studi, ne i quali hai riportato tanti onori e tante soddisfazioni (…). Io ritengo che non sia giusta, né sarà duratura, la cruenta legge dei politicanti d’oggi, la quale vuole impedire a chi (…) è dotato di elevate ed innate facoltà spirituali ed intellettuali di attingere al pozzo della scienza, che è eterna, infinita, non è proprietà di nessuno, ma è per tutti quelli che sono assetati di sapere e intendono elevarsi, migliorare il proprio spirito e intelletto. (…). Le cose cambieranno, non è possibile che sia diversamente. Un giorno trionferà il buon senso”…».
Parole di un’attualità incredibile. «E poi: “Sono ansioso che tu mantenga il contatto con gli studi che hai dovuto lasciare (…). Chi la dura la vince (…). Se tu in tutte queste dolorose vicende contro qualsiasi avversità rimani con la testa alta, forte di animo e di spirito, se il tuo sguardo non si stacca dall’ideale, se la tua volontà non cede dinanzi agli ostacoli, se i tuoi desideri rimangono sempre cristallini, non attratti da (…) dal facile vivere, tu (…) arriverai certamente a essere quella che io sogno tu debba divenire: un essere superiore (…). Ripeto di non trascurare, anche se ora non puoi frequentare il ginnasio, gli studi classici. I filosofi, i poeti, i pensatori dei tempi antichi sono ancora i nostri padri spirituali. Conoscere le loro idee (…) è indispensabile, come l’alfabeto per chi vuole imparare a scrivere. Se un giorno tu vorrai giudicare, valutare le cose, gli uomini, le idee d’oggi, lo saprai fare se hai conosciuto profondamente e particolarmente i grandi greci, romani, i Santi del Medioevo, i rinnovatori del Rinascimento, eccetera. Non credere che anche spiritualmente siamo in progresso: contro il progresso indiscutibile della tecnica sta di fronte un doloroso regresso spirituale”. Parole di un’attualità incredibile, sì. Difatti la lettera di mio padre viene letta anche nelle scuole. La cultura può salvare l’uomo. Ma occorre studiare, avere un bagaglio culturale ampio, che si rinnova. Non puoi giudicare senza esserti documentato».
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