Nel calcio italiano, si sa, il tempo è una variabile elastica: si rimpiange il passato, si discute il presente e si progetta il futuro… spesso rimandandolo a data da destinarsi. Le parole del nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò, in un’intervista a La Repubblica, rimettono al centro uno dei temi più delicati del nostro sistema calcistico: gli stadi di proprietà. Un tema che in Italia continua a procedere tra burocrazia, progetti annunciati e cantieri ancora sulla carta, mentre altrove è già diventato normale amministrazione. E il successore di Gravina ha puntato il dito contro i grandi presidenti del passato, che avrebbero potuto investire in un nuovo impianto, rinunciando a qualche giocatore di troppo. E nella lista citata dal nuovo numero uno del calcio italiano c’è anche l’Avvocato Agnelli. Malagò però si è dimenticato un piccolo particolare: la Juve in Italia è stata la prima a fondare uno stadio di proprietà.
Le parole di Malagò e il rimpianto degli anni d’oro
“Molte volte ho sostenuto che, dalla fine degli anni Novanta all’inizio degli anni Duemila, quando il nostro campionato era ancora il primo al mondo, i nostri magnifici presidenti, Moratti, Berlusconi, Agnelli, ma anche Cragnotti e Sensi, avrebbero potuto rinunciare a uno o due ingaggi di calciatori per fare un bel mutuo per uno stadio. Oggi si sarebbero ritrovati un patrimonio”, ha dichiarato Malagò. Un’osservazione che fotografa bene uno dei grandi nodi strutturali del calcio italiano: mentre i top club investivano milioni sul mercato, pochi hanno scelto di puntare con decisione sulle infrastrutture.
Il risultato è un sistema in cui, ancora oggi, molte società si trovano a dover negoziare con le amministrazioni comunali per progetti di lungo periodo, tra iter complessi e tempi spesso indefiniti. E, stando alle parole di Malagò, in questo calderone di poca lungimiranza ci sarebbe finita anche la Vecchia Signora… che, però, il progetto del nuovo stadio ha iniziato a idearlo e a lavorarci proprio nel periodo preso in considerazione dal nuovo presidente della FIGC, precisamente dal 1994, fino a portarlo a termine con l’inaugurazione dell’8 settembre 2011, sempre con un presidente della famiglia Agnelli, Andrea.
La Juventus e il primato dello Stadium nel 2011
A segnare una svolta nel panorama italiano è stata appunto la Juventus, che nel 2011 ha inaugurato l’Allianz Stadium, primo impianto di proprietà nel nostro Paese in epoca moderna. Un progetto che ha scelto di investire su una struttura privata, all’avanguardia e al passo con i tempi. La costruzione dell’impianto ha rappresentato non solo una rivoluzione sportiva, ma anche economica e gestionale: controllo diretto degli incassi, valorizzazione dell’esperienza dei tifosi e una maggiore stabilità nei ricavi. Elementi che, nel tempo, hanno contribuito a rafforzare la competitività del club, ponendo le basi per il ciclo di dominio in Serie A degli anni successivi.
Mentre la Juventus consolidava il proprio modello, altri grandi club come Milan e Inter hanno dovuto fare i conti con iter più complessi, tra discussioni politiche, confronti con il Comune di Milano e progetti ancora oggi in fase di definizione o revisione. Un ritardo che, nel confronto europeo, continua a pesare e che rende il caso Juventus un esempio spesso citato quando si parla di modernizzazione del calcio italiano. Quindi le dichiarazioni di Malagò sono anche giuste, ma ha messo un Agnelli di troppo nella lista.
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