“Quando sono tornato alla Juve…”
Qualche mese fa aveva raccontato come molti elementi di questa rosa non fossero all’altezza della maglia che indossano. Lo conferma? «Lo sanno anche loro, mica c’è bisogno della mia conferma. Ma lo sa pure la società, n’è a conoscenza l’allenatore. Occorrono ricambi importanti perché la Juventus è questa: se indovina la partita allora va tutto bene, altrimenti non riescono più a giocare da squadra. Non so però cosa inneschi questo meccanismo».
Dipendesse da lei il prossimo mercato, comprerebbe giocatori immediatamente pronti o elementi più da algoritmo? «Ci vuole una dimensione giusta: i campioni con esperienza vanno accompagnati ai giovani. Le faccio un esempio dei miei tempi, quando c’era Boniperti alla guida del club».
Dica pure. «Quando sono tornato alla Juventus era il 1970, e l’idea del presidente era quella di inserire alcuni giovani di valore in un sistema più complesso. Ai nuovi arrivati erano stati affiancati elementi di spessore, come Sandro Salvadore, Helmut Haller, lo stesso Francesco Morini. Erano calciatori con un vissuto e delle partite importanti alle spalle: avevano un ruolo di guida».
Oggi? «Ci vorrebbe il giusto equilibrio. Solo così puoi trovare davvero continuità di risultati».
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