TORINO – C’è un bicchiere mezzo pieno e, quando si è presi dall’arsura, è certamente meglio di niente. Tra le note liete di Juventus-Inter c’è l’esordio di Kerim Alajbegovic in bianconero e il ritorno di Kolo Muani. Lo sono in generale, perché quella del club è stata anche una dimostrazione di forza: chiudere il doppio colpo entro la deadline prefissata e dare a Spalletti l’opportunità di lavorarci durante la tournée. Lo sono nello specifico dei 45 minuti del secondo tempo giocati ieri. A partire dal bosniaco e qui bisogna andare a ripescare quel famoso adagio sul dito e la luna. Dove il dito è il gol divorato dentro l’area: un eccesso di timidezza quando sarebbe bastato mostrare il marchio della casa, tiro potente e a giro. La luna è la prestazione nel suo complesso, i segnali lanciati al tecnico di Certaldo e all’ambiente tutto: sì, Alajbegovic ha le potenzialità per essere un giocatore importante di questa Juve, un titolare, mica uno che staziona ai margini del progetto tecnico.
La posizione di Ala
La prima dimostrazione sta nell’azione del gol di Conceicao, nella capacità di giocare spalle alla porta, nella sponda a Miretti che poi imbuca per il portoghese. Si apre un tema di incastri e non potrebbe essere altrimenti, l’elefante si è posizionato comodo ma ingombrante nella stanza già dalla chiusura dell’affare. Come potranno convivere lui e Yildiz, entrambi ali offensive che prediligono partire da sinistra? Una prima risposta arriva dal confronto tattico, al netto del fatto che tra primo e secondo tempo siano cambiate diverse cose, dal modulo all’interpretazione. Resta però interessante osservare le heatmap, ovvero le zolle calpestate dal numero 10 e dal 17. Yildiz, come è ben noto e come fatto anche contro l’Inter, gioca molto largo sulla sinistra. Partecipa alla fase di sacrificio difensivo, quando ha spazio spinge nei pressi della linea laterale per poi accentrarsi negli ultimi metri e provare la giocata. Alajbegovic, invece, parte da una posizione simile ma poi si sposta molto più centralmente, gioca spalle alla porta e dialoga, oppure imbuca per la punta. Gioca da trequartista e, quando nel post Nizza Spalletti parlò di lui, lo inquadrò proprio in quella posizione.
Il ritorno di Kolo
Una primissima risposta al quesito di questi giorni quindi pare esserci: sì, sono compatibili e potrebbero giocare insieme. Va trovato l’equilibrio, questo è compito del tecnico, ma con quella qualità la ricerca di soluzioni non è certo un grattacapo fastidioso. E poi c’è il ritorno di Kolo Muani: non solo romanticismo. Sono bastati 45 minuti del francese – in ritardo di condizione dopo aver iniziato il precampionato con l’Under 19 del Psg -, per capire quanto possa essere fondamentale per questa Juve. Peso, pericolosità, giocate, occasioni create: la differenza con Jonathan David è stata netta. Per lui, in mezzo a sponde e protezioni del pallone, un’occasione nello spazio, lanciato proprio da Alajbegovic e poi un episodio probabilmente da rigore nel finale. Non male come ripartenza.
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