Siete pronti alla rivoluzione della Giustizia Sportiva? Domani uscirà la sentenza (o meglio il parere vincolante per essere precisi) della Corte di Giustizia Europea a proposito del ricorso di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene presso il Tar del Lazio. La questione, si sa, è quella delle plusvalenze di quattro anni fa. Ma in sostanza cosa deciderà la Corte e che conseguenze avrà? Proviamo a semplificare al massimo la questione, partendo da quella che è – di fatto – una pre-sentenza, ovvero il parere dell’Avvocato Generale della Corte che analizza la situazione.
Agnelli, Arrivabene e il Tar: la situazione
Agnelli e Arrivabene hanno chiesto al Tar di annullare la sentenza di inibizione per 24 mesi inflitta dai tribunali della Figc, perché ingiusta. La legge italiana, però, non consente ai tribunali ordinari (quindi anche al Tar) di annullare una sentenza della Giustizia Sportiva, semmai di decidere un risarcimento economico se ritenuta ingiusta. Ebbene, l’Avvocato Generale (e sembra che questo sia l’orientamento della Corte) ha spiegato come «il diritto dell’Unione osti ad una normativa che non consente ai giudici nazionali di annullare le sanzioni sportive illegittime». Insomma, si ribadisce che una sentenza che impedisce di svolgere il proprio lavoro per un periodo così lungo non possa non essere appellata presso il giudice naturale. Questo, come capite, cambierebbe tutto e ridimensionerebbe il potere della giustizia sportiva. Durante il dibattimento, poi, è emerso il meccanismo di nomina e di revoca dei giudici sportivi. Meccanismi sui quali la corte potrebbe esprimersi, perché potrebbe ritener incongruo che questo spetti ai presidenti federali che, in teoria, dovrebbero essere giudicati proprio dai giudici nominati (e revocabili) da loro.
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