E’ stata Torino a trascinare il Piemonte verso la vittoria del No al referendum sulla giustizia. Al dato regionale (53,5% contro 46,5%, pari a uno scarto di 143 mila 870 voti) ha contribuito in maniera determinante l’andamento della consultazione nel capoluogo subalpino. I Sì hanno vinto in tutte le province (al top si è piazzata Vercelli con il 55,75%) ma sotto la Mole Antonelliana il No ha trionfato con il 59,65%, contro il Sì fermo al 40,35% (differenza di 210 mila 176 voti). Considerando il Comune, il No ha ottenuto il 64,76%.
Di “scelta netta” parla il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, alla guida di una maggioranza di centro-sinistra, sottolineando che nella città “molti hanno scelto di votare No, esprimendo dubbi su una riforma che non è stata ritenuta convincente e ribadendo l’importanza di mantenere gli equilibri previsti dalla Costituzione”. Accetta il risultato Alberto Cirio, presidente della Regione e vicesegretario nazionale di Forza Italia: “Il primo dovere di chi vuole fare politica seriamente è rispettare il voto degli elettori ed è quello che faremo pur nella convinzione di aver proposto agli italiani una riforma utile al Paese”. Rimarca invece il risultato nel proprio territorio – “dimostra che in tanti ci credono. La Provincia di Cuneo ne è la dimostrazione” – il senatore piemontese della Lega Giorgio Maria Bergesio.
Per Domenico Rossi, segretario regionale del Pd, “il voto ha chiaramente anche un significato politico: il Governo non ha la maggioranza nel Paese” e “la sfida per le politiche del 2027 è aperta, ora tocca a noi”. Sulla stessa linea il gruppo del M5s: “Da oggi, lavoreremo con ancora maggiore tenacia per costruire un’alternativa vera, forte e credibile al Governo”. Secondo Alice Ravinale, capogruppo Avs in Consiglio regionale, “il dato per noi è chiaro, anche il Piemonte è contendibile”.
Dopo la vittoria del ‘No’ oltre 150 persone hanno preso parte a una manifestazione indetta da Potere al popolo e dal Partito della Rifondazione comunista in piazza Castello, con bandiere anche di Usb e qualche collettivo universitario. Presenti anche rappresentanti del Pd, allontanati con cori (una loro bandiera è stata strappata) prima che si formasse un corteo che, sotto la sede della Rai, ha continuato a urlare lo slogan ‘Meloni devi andartene’.
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