“Chi indossa la toga ed è in
servizio non può scendere in campo”. Donatella Masia, magistrato
piemontese in pensione da pochi mesi, lo ha detto oggi in un
convegno a Torino sul referendum subito dopo l’intervento di
Cesare Parodi, presidente dell’associazione e procuratore capo
ad Alessandria. Per decenni i due hanno lavorato come pubblici
ministeri nella procura del capoluogo subalpino. “Ho alle spalle
44 anni di magistratura – ha sottolineato Masia – e finché ho
avuto la toga addosso non ho mai parlato, salvo che in convegni
tecnico scientifici. Per questo sono sorpresa, e nettamente
contraria, rispetto alla discesa nell’agone dell’Anm. Secondo me
un magistrato che ha la toga indosso ed è in servizio non può
scendere in questo agone perché, chiunque vinca, il ‘dopo
referendum’ sarà imbarazzante, tenuto conto che il magistrato è
tenuto al rispetto della legge”.
“Qui – è stata la risposta di Parodi – non stiamo parlando di
una legge già in vigore. Ho sempre detto che, se la riforma
passerà, i magistrati ne saranno gli interpreti più leali. Ma
finché la legge non è ancora legge, possiamo parlarne”. Il
convegno è stato organizzato dal sindacato autonomo di polizia
Siulp (molto numerosi i poliziotti fra il pubblico) ed è stato
preceduto da un breve saluto istituzionale del questore di
Torino, Massimo Gambino, che ha definito l’iniziativa
“un’occasione di arricchimento a prescindere da quali sono le
idee di ciascuno di noi”.
A portare le ragioni del Sì e del No c’erano rispettivamente
anche l’ex parlamentare Stefano Esposito e Maurizio Riverditi,
avvocato e professore di diritto penale all’università di
Torino.
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