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Dal Politecnico di Torino una nuova tecnologia per la dissalazione

di Red. Torino Notizie
21/02/2026
in Regionali
Tempo di lettura: 1 minuti

La disponibilità di acqua dolce sta
diventando uno dei temi urgenti del nostro tempo. La
dissalazione è già oggi una tecnologia strategica, ma richiede
spesso ingenti quantità di energia elettrica o calore ad alta
temperatura, con costi, impatti e complessità che ne limitano la
diffusione su larga scala. Proprio per affrontare questi limiti,
un nuovo studio del Politecnico di Torino, pubblicato sulla
prestigiosa rivista Cell Reports Physical Science, propone
un’innovazione nello stato dell’arte della dissalazione termica:
un materiale ottenuto da alghe brune, in grado di produrre acqua
dolce valorizzando anche il calore a bassa temperatura, a
partire dai 45 gradi, che oggi, in molti processi industriali,
viene semplicemente disperso.
   
“Se trasformiamo anche solo una parte di quel calore per
produrre acqua dolce, apriamo una strada nuova per la resilienza
idrica, soprattutto dove l’accesso all’energia elettrica non è
scontato o dove i costi energetici rendono le soluzioni
tradizionali meno praticabili”, spiega Eliodoro Chiavazzo,
docente del Dipartimento Energia-Denerg del Politecnico di
Torino (laboratorio Small) e coordinatore della ricerca.
   
La ricerca ruota attorno ad un protagonista inatteso: un
idrogel di alginato di calcio, materiale bio-derivato a base di
alginati presenti naturalmente nelle pareti cellulari delle
alghe brune. In laboratorio gli autori lo hanno realizzato sotto
forma di piccole sfere con una proprietà cruciale per la
dissalazione termica di nuova generazione: sono infatti capaci
di assorbire rapidamente grandi quantità di vapore acqueo e di
rilasciarlo quindi in modo controllato quando viene fornito
calore. “Dal punto di vista energetico, l’aspetto interessante è
l’integrazione. Se hai una sorgente di calore a bassa
temperatura, puoi pensare a un sistema capace di produrre acqua
dolce e, al tempo stesso, contribuire a servizi come il
raffrescamento, migliorando il fattore di utilizzo del calore
disponibile”, racconta Matteo Calò, dottorando al Denerg e primo
autore dello studio.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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