È stato assolto in appello
dall’accusa di avere fiancheggiato il terrorismo islamista. Ma
per lui e per il suo nucleo familiare era già subentrata
l’espulsione con rimpatrio, dopo la condanna in primo grado. La
vicenda riguarda Yljan Muca, albanese residente all’epoca a
Montà, in provincia di Cuneo. Era stato arrestato nel 2022
nell’ambito dell’indagine “Soldato invisibile”, condotta dalla
Digos di Bari.
Insieme al 31enne, trasferitosi in Piemonte dal Barese e
occupato in un’azienda agricola, erano finiti in manette tre
connazionali. Al centro dell’inchiesta una raccolta fondi
organizzata nella comunità islamica di Bari. Si ipotizzava un
collegamento con le attività dell’imam Genci Balla, arrestato in
Albania e condannato a 17 anni di carcere per aver guidato una
cellula di reclutamento dell’Isis nell’area balcanica.
I quattro presunti fiancheggiatori erano accusati di
finanziamento di condotte con finalità di terrorismo in concorso
e istigazione a delinquere aggravata. In primo grado, nel 2024,
Muca era stato giudicato in abbreviato e condannato a tre anni e
quattro mesi di carcere. Per lui e per il coimputato Roland
Leshi ora è arrivata l’assoluzione dalla corte d’appello di
Bari.
L’avvocato Roberto Ponzio, suo difensore, attende di
conoscere le motivazioni della nuova sentenza e valuta una
possibile richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione. La
difesa potrebbe chiedere anche il ritiro del provvedimento di
revoca del titolo di soggiorno che il questore di Cuneo aveva
disposto a luglio dello scorso anno, a carico dell’intera
famiglia.
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