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Meloni: “Nobel a Trump? Speriamo di poterglielo dare un giorno”

di Red. Torino Notizie
24/01/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

“Spero che un giorno potremo dare il Nobel per la pace a Donald Trump”. Si riaccende il dibattito dopo le parole pronunciate da Giorgia Meloni in chiusura della conferenza stampa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. La premier ha detto di confidare che l’ex presidente americano “possa fare la differenza anche per una pace giusta e duratura in Ucraina”.

Interpellata sullo stato di salute mentale di Trump, Meloni ha poi respinto le critiche definendole “poco serie”. “Donald Trump è il presidente eletto degli Stati Uniti – ha ricordato – e gli stessi discorsi li ho sentiti fare su Joe Biden prima di lui. Li ho sentiti fare persino su di me, quando a un certo punto mi sono dovuta assentare per 5 giorni perché non stavo bene”. Per la presidente del Consiglio, bisogna “fare i conti con la democrazia e con leader che sono eletti e scelti dai propri cittadini”. La replica delle opposizioni
Parole che hanno immediatamente provocato le reazioni dall’opposizione. “Ho già detto ieri a Bruxelles che questa subalternità a Trump la paga a caro prezzo il nostro paese in termini di credibilità. Ci sta portando fuori asse, ci sta portando in una direzione per la prima volta diversa dagli altri paesi europei, anche sul non essere riuscito a dire questo governo cinque semplici parole, che la Groenlandia non si tocca, che l’integrità territoriale di uno Stato europeo e membro della Nato non è in vendita”, afferma la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. “Purtroppo – aggiunge – questa subalternità la paga a caro prezzo il nostro paese quando noi vorremmo vedere l’Italia che si mette alla guida di un grande rilancio dell’integrazione europea che è necessaria ed è ancora più necessaria per le ragioni che stanno raccontando in questa bella manifestazione del forum diseguaglianze e diversità che mette al centro la democrazia. Oggi l’Europa deve difendere le sedi del multilateralismo che sono sotto attacco dalla destra globale”

“Meloni dovrebbe lavorare con Merz per costruire un’Europa unita, forte e indipendente e invece propone il Nobel per Trump, aggiungendosi alla schiera dei vassalli e degli adulatori che assecondano le ‘follie dell’imperatore’. Come italiano e come europeo mi vergogno”, scrive Carlo Calenda sui social.

Anche Nicola Fratoianni di Avs è intervenuto, criticando la linea di Meloni: “L’Italia deve essere coraggiosa: deve decidere se essere protagonista in un’Europa che, rinnovandosi, ritrova lo spirito fondativo oppure subire il vassallaggio da parte degli Usa di Trump in base a non si sa quali benefici. Oggi abbiamo un’ulteriore conferma che la presidente del Consiglio sceglie la seconda opzione, dimostrandosi fin troppo ossequiosa nei confronti delle iniziative deliranti del presidente Usa”.
Fratoianni ha aggiunto con tono ironico: “Spingendosi addirittura a formulare un auspicio adulatore per il Nobel a Trump. Siamo quasi al livello di servilismo dimostrato dal capo della Nato, Rutte. Ci manca solo che anche lei lo chiami ‘paparino’”.”La questione del Nobel rivendicato da Trump è assolutamente ridicola. Seguirlo su questo terreno, come ha fatto oggi la presidente del consiglio Giorgia Meloni, è precisamente ‘la rappresentazione della sovranità mentre si accetta la subordinazione’, di cui ha parlato il primo ministro canadese Mark Carney nel suo discorso diventato virale”, dice il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto, responsabile Esteri del partito.

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