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Le mosse di Nordio, le ipotesi su azione penale e codice di procedura

di Red. Torino Notizie
24/03/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

L’esito del voto al referendum potrebbe cambiare le carte in tavola e la linea da tenere verrà decisa nei prossimi giorni dopo un confronto ampio all’interno del governo. Ma i temi ipotizzabili su cui si potrebbe lavorare sono quelli di cui aveva parlato il ministro Carlo Nordio prima del referendum: un tavolo per uniformare le procure sui criteri dell’azione penale, norme garantiste, sblocco dell’iter in Parlamento per le nuove leggi sul sequestro degli smartphone e la riforma sulla prescrizione. Anche se le bozze dei decreti attuativi sulla “madre di tutte le riforme” non usciranno più dal cassetto, sul tavolo del Guardasigilli restano una serie di provvedimenti che in questi mesi erano rimasti congelati, in attesa degli esiti della legge costituzionale.
“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento – ha spiegato lo stesso ministro della Giustizia subito dopo la bocciatura al referendum – era di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale”. Si tratta di un’ispirazione che però potrebbe non tramontare del tutto, perché era stata manifestata l’intenzione di apportare modifiche al sistema del processo penale, così come era concepito proprio dall’ex presidente della Corte costituzionale, anche medaglia d’argento della Resistenza. Quindi nessun “significato politico” al risultato del referendum, ripete in queste ore il Guardasigilli. Al netto di eventuali cambiamenti, prima dell’esito voto l’ipotesi era di proseguire comunque sulla linea tracciata dal governo nonostante eventuali stop alla grande riforma.
La modifiche al nuovo codice di procedura penale punterebbero ad enfatizzare elementi del garantismo come la presunzione di innocenza e la certezza della pena. A questo resta connesso il tema della carcerazione preventiva, che potrebbe essere limitata il più possibile per evitare il rischio di innocenti dietro le sbarre, abbassando parallelamente il numero di presenze in carcere. Non a caso la legge (già approvata nel 2024) sull’interrogatorio preventivo obbligatorio prima delle misure cautelari, sarà pienamente operativa nei prossimi mesi: l’indagato, avvisato e con accesso agli atti, sarà ascoltato dal Gip in modalità collegiale – questa la novità – già rafforzando così la presunzione di innocenza. Più volte Nordio ha infatti ricordato che ci sono oltre 15mila persone persone detenute senza condanna definitiva per motivi ingiustificati e poi scarcerate per questo motivo. Un altro tema su cui il Guardasigilli intende accendere i riflettori sarà la questione dell’obbligatorietà dell’azione penale, che potrebbe essere contenuta in un disegno di legge che però Nordio vuole sia il più possibile condiviso con le toghe attraverso un tavolo specifico.
La convinzione del titolare di via Arenula è che ci sia una disomogeneità, tra le varie procure, sulle priorità dei reati da perseguire: dunque bisogna trovare un criterio in modo che tutti gli uffici abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare. In questo senso un disegno di legge in materia di criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale – che dia attuazione alla riforma Cartabia – è già stato presentato in Commissione Giustizia e porta la firma di senatori Pierantonio Zanettin di Forza Italia e di Erika Stefani della Lega. Restano infine i provvedimenti rimasti sospesi in Parlamento, che ora potrebbero ripartire: c’è la nuova legge che regola il sequestro degli smartphone, ancora promossa da Zanettin, già votata in Senato con l’astensione del Pd e il ‘no’ di M5s, attualmente arenata alla Camera. E resta infine la riforma sulla prescrizione, invece ferma al Senato e già approvata alla Camera.

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