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Alta tensione per stretta sui partiti più piccoli, lite tra Renzi e Calenda

di Red. Torino Notizie
18/07/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

Nella tenda riformista di Matteo Renzi porte “più che aperte, spalancate” a Carlo Calenda. “Mi sto sgolando con gli amici del centrosinistra: basta polemiche, ora uniti e andiamo a vincere. Se non vinciamo, la Meloni va al Quirinale e Vannacci a Chigi”, avverte il leader di IV. Ma il leader di Azione morde la mano tesa da Renzi: “Matteo l’unico piano che hai è quello di trovare un taxi – e te lo dice un ex tassista – fino alla prossima poltrona.

Per fare questo non esiti a genufletterti a Conte, AVS e tutto il campo Lavrov, che poi tradirai come sempre hai fatto il giorno dopo a meno che non ripristino la possibilità di farti pagare dagli autocrati stranieri. Il problema è che questa volta non ti seguiranno neanche i tuoi elettori storici. Per questo ti dimeni come un’anguilla. Fai la cortesia di tenerci fuori dalle tue convulsioni. Noi rimarremo dove ci hanno messo gli elettori: al centro”. Parole forti. Del resto, neppure Renzi nella sua intervista a Repubblica si era trattenuto dal pungere: “Calenda cambia idea sempre la sera prima della presentazione delle firme. Ma comunque meglio avere tutti dentro e vincere che fare questioni di lana caprina e perdere. Prepariamoci ad accoglierlo senza polemiche”.

Al momento la cosa certa è che l’emendamento anti-cespugli approvato in Aula alla Camera nel primo sì alla legge elettorale mette Renzi in pole come federatore. Con la modifica voluta da Forza Italia – non concorrono nella cifra nazionale per stabilire chi ottiene il premio di maggioranza le liste collegate che non raggiungono il 3% e che non siano la prima lista sotto questa soglia – Italia Viva-Casa Riformista di Renzi è super favorita per aggregare i ‘piccoli’. La norma anti-frammentazione punta ad evitare la dispersione dei voti, costringendo le forze minori a convergere in un unico contenitore, per una sorta di ‘voto utile’.

Ma nel centrosinistra è scoppiata la lite tra i partiti più piccoli, costretti da una norma della maggioranza ad aggregarsi a chi non deve raccogliere le firme. Salvo correzioni al Senato – magari per mano dello stesso campo largo – l’emendamento Russo riduce di parecchio il potere di veto dei piccoli. Finora, con il Rosatellum, anche le liste sotto soglia facevano massa, a patto di aver superato l’1%. Ora i voti dei cespugli andrebbero persi. Un tema che pesa soprattutto nel centrosinistra, con l’unione obbligata tra “Progetto Civico di Onorato, Casa Riformista, +Europa”, che dovrebbero riunirsi sotto una stessa bandiera. “Io non governo con chi mette veti, con chi non sostiene l’Europa e l’Ucraina o con chi strizza l’occhio a Conte o a Vannacci. Preferiamo restare fuori piuttosto che tradire l’elettorato con un’unione di totale incoerenza”, dettaglia il no di Calenda anche Matteo Richetti di Azione.
   

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