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Medio Oriente, i mercati sperano nell’accordo di pace ma senza fughe in avanti

di Red. Torino Notizie
23/05/2026
in Mondo Economia
Tempo di lettura: 2 minuti

Avanti ma con giudizio. Memori delle scommesse perse sulla guerra in Iran – la cui fine Washington ha dato più volte per imminente e che invece tiene ancora prigioniero lo Stretto di Hormuz – i mercati hanno tenuto a bada gli entusiasmi sulle notizie che sono rimbalzate dal Medioriente su un possibile accordo di pace tra Stati Uniti ed Iran.
Le Borse, complice l’euforia sui tecnologici risvegliata dai conti di Nvidia, hanno chiuso bene la settimana ma senza buttare il cuore oltre l’ostacolo. I festeggiamenti per un accordo (ancora eventuale) che riapra lo Stretto di Hormuz, consentendo la ripresa dei flussi di petrolio e disinnescando il rischio di una prolungata fase di inflazione, sono rinviati a lunedì.
A parte Francoforte (+1,1%), gli altri listini europei hanno contenuto i rialzi entro il punto percentuale (Milano +0,7%, Parigi +0,4% e Londra +0,2%). Stessa postura a Wall Street, con il Nasdaq che avanza dello 0,5% e l’S&P 500 dello 0,6%, alla ottava settimana consecutiva chiusa con un saldo positivo, serie che non si vedeva dal dicembre 2023.
L’ottimismo ha contagiato i titoli di Stato, oggetto nelle ultime sedute di forti vendite che ne hanno portato i rendimenti sulle durate più lunghe ai massimi da molti anni un po’ ovunque.
Il Btp decennale ha recuperato 7 punti base, scendendo al 3,76%, mentre i trentennali statunitensi, hanno proseguito a ritracciare dai massimi dal 2007 segnati martedì, mantenendosi comunque sopra il 5%.
A Wall Street i trader danno per scontato un rialzo dei tassi di un quarto di punto da parte della Fed entro la fine dell’anno dopo che il governatore Christopher Waller si è espresso a favore della rimozione dell’ “easing bias”, il favore all’allentamento monetario, nelle comunicazioni di politica monetaria “allo scopo di rendere chiaro che in futuro un taglio dei tassi non è più probabile di un loro aumento”. Ancora più vicina la stretta in Europa: i componenti della Bce, Madis Muller e Alexander Demarco, hanno espresso la loro inclinazione per un rialzo dei tassi a giugno.
La cautela degli investitori, alimentata anche dalle parole del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, secondo cui ci sono stati “dei progressi” ma resta della strada da fare, si è vista anche sul mercato energetico, dove il petrolio ha tenuto le posizioni, con il Brent che avanza dello 0,7% a 103,3 dollari e il Wti dello 0,5% a 96,8 dollari.   

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