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Home Economia Italiana

Clima estremo, quanto costa all’Italia: oltre 20 miliardi di danni in quattro anni

di Red. Torino Notizie
20/07/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti

In Italia, nel solo mese di giugno si sono verificati circa 700 eventi meteorologici estremi, pari a oltre 23 episodi al giorno. Tra ondate di caldo record alternate a violenti temporali, grandinate, trombe d’aria e raffiche di vento, quello che fino a pochi anni fa veniva considerato un evento eccezionale sta diventando una costante delle estati italiane. Tutto questo ha conseguenze negative non solo sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, ma anche sull’economia nazionale. 

Quanto costa il cambiamento climatico all’Italia
Secondo un’analisi di Coldiretti basata sui dati Eswd (European severe weather database), i fenomeni climatici anomali sono più che raddoppiati nel 2026 rispetto al 2025, mentre negli ultimi quattro anni hanno provocato oltre 20 miliardi di euro di danni diretti e indiretti. Inoltre, più del 28% della superficie nazionale è oggi esposta al rischio di degrado e desertificazione.
La riduzione della disponibilità idrica, unita alle temperature sempre più elevate, compromette la fertilità dei terreni e rende più difficile mantenere livelli produttivi adeguati. Questo fenomeno interessa soprattutto alcune aree del Centro-Sud, ma coinvolge sempre più frequentemente anche territori tradizionalmente ricchi di acqua, come la Pianura Padana.
Tuttavia, l’idea che il cambiamento climatico significhi semplicemente temperature più alte in estate è ormai superata. A crescere è l’instabilità meteorologica, con giornate caratterizzate da temperature superiori ai 35-40 gradi che possono essere seguite, nel giro di poche ore, da violenti temporali.
E ogni evento estremo genera una lunga serie di spese che ricadono sull’intero sistema economico. Le amministrazioni locali si trovano spesso a dover fronteggiare emergenze improvvise, con danni a edifici, strade, coltivazioni e infrastrutture, mentre cittadini e imprese subiscono interruzioni delle attività e perdite economiche.
Anche le compagnie assicurative registrano un aumento dei risarcimenti, mentre gli enti pubblici devono destinare risorse crescenti agli interventi di emergenza. A tutto questo si aggiungono le perdite di produttività causate dalle interruzioni delle attività economiche e i costi sanitari legati alle ondate di calore. La crisi climatica e ambientale, quindi, si traduce in una pressione crescente sui conti pubblici e privati.
I settori più a rischio
L’agricoltura è il settore che subisce gli impatti più immediati del clima estremo. Questo perché la produzione dipende direttamente da temperatura, disponibilità d’acqua e regolarità delle precipitazioni.
Anche gli allevamenti sono sotto pressione, con ondate di calore che compromettono il benessere degli animali, diminuiscono la produzione di latte e aumentano i costi energetici per refrigerazione e ventilazione delle strutture.
Queste difficoltà si trasferiscono poi all’intera filiera agroalimentare, che reagisce – spesso anche solo per sopravvivere – aumentando i prezzi e rimandando investimenti e produzioni.
Infine, il turismo italiano è un altro settore fortemente esposto agli effetti del cambiamento climatico. Anche se i numeri dei flussi turistici sono incoraggianti, le ondate di calore sempre più frequenti possono modificare le abitudini dei visitatori, soprattutto nelle città d’arte e nelle aree interne, che rischiano di svuotarsi per via delle temperature elevate, che rendono meno attrattive le visite durante i mesi estivi.
Anche le località balneari devono fare i conti con l’erosione delle coste, gli eventi meteorologici violenti, l’aumento delle temperature marine e fenomeni come la proliferazione di specie invasive possono incidere sull’offerta turistica. Allo stesso tempo, gli operatori del settore devono sostenere costi crescenti per climatizzazione, gestione dell’acqua e manutenzione delle strutture, il che mette sotto pressione bilanci e possibili guadagni.

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