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Borse, settimana debole tra shock energetico e pressioni inflazionistiche

di Red. Torino Notizie
04/04/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 3 minuti

Le Borse europee hanno chiuso perlopiù deboli giovedì la settimana breve per via delle festività pasquali, con gli investitori presi a valutare le ultime indicazioni sulla possibilità di ripristinare il trasporto di energia attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Iran ha reso noto giovedì di stare redigendo un protocollo con l’Oman per il traffico attraverso lo Stretto, mentre la Gran Bretagna ha detto che circa 40 paesi stanno discutendo un’azione congiunta per riaprire lo Stretto di Hormuz e impedire all’Iran di tenere “in ostaggio l’economia globale”.
Il presidente USA Trump ha tuttavia lanciato nuove minacce contro le infrastrutture iraniane nel tentativo di esercitare pressione su Teheran durante i negoziati, un giorno dopo che la sua promessa di proseguire la guerra aveva scatenato turbolenze economiche e sui mercati globali.
La tensione nel mercato energetico non accenna a diminuire, anche perchè il discorso alla nazione di Trump, in cui ha promesso di colpire duramente l’Iran, non ha offerto segnali concreti di una possibile fine del conflitto con l’Iran, sebbene l’inquilino della Casa Bianca abbia minacciato che gli Stati Uniti siano ormai prossimi al raggiungimento dei propri obiettivi. E così le quotazioni del greggio Brent si attestano in area 109 dollari al barile, su livelli prossimi ai massimi storici registrati durante l’intero conflitto.
Sul fronte macroeconomico, le pressioni inflazionistiche non mostrano ancora segni di accelerazione: secondo i dati preliminari relativi a marzo, l’inflazione nell’Eurozona è salita al 2,5% (dal precedente 1,9%), un dato leggermente inferiore alle attese. Tale accelerazione è stata trainata esclusivamente dai prezzi dell’energia, mentre le pressioni inflazionistiche nei settori alimentare, dei servizi e dei beni di consumo hanno subito un rallentamento. La cosiddetta inflazione “core” – che esclude le componenti energetiche e alimentari – si è attestata al 2,3% (dal precedente 2,4%). L’inflazione core potrebbe subire un’accelerazione nei prossimi mesi, in quanto l’aumento dei costi di produzione tende a riflettersi sui prezzi finali con un certo ritardo.

I principali indici
Nello scenario borsistico europeo, giovedì Francoforte ha chiuso in flessione dello 0,56%, debole anche Parigi che ha lasciato sul terreno lo 0,24%, passi in avanti invece per Londra, che segna un incremento dello 0,69%.

Nessuna variazione significativa in chiusura per il listino milanese, con il FTSE MIB che si attesta sui valori della vigilia a 45.625 punti (-0,20%), così pure per il FTSE Italia All-Share, che chiude sotto i livelli della vigilia a 47.957 punti (-0,20%). Sotto la parità il FTSE Italia Mid Cap, che mostra un calo dello 0,22%; come pure, leggermente negativo il FTSE Italia Star (-0,41%).
I titoli di Piazza Affari
In cima alla classifica dei titoli più importanti di Milano, troviamo ENI (+4,27%), Stellantis (+4,08%), Saipem (+3,50%) e Inwit (+2,49%). Le peggiori performance, invece, si sono registrate su STMicroelectronics, che ha chiuso a -2,82%. Sotto pressione anche Banca MPS (- 2,77%), Unicredit (- 2,54%) e Mediobanca (-2,51%).
Al Top tra le azioni italiane a media capitalizzazione, Alerion Clean Power (+6,30%), ERG (+3,40%), Carel Industries (+3,26%) e D’Amico (+2,91%). Le più forti vendite, invece, si sono abbattute su BFF Bank, che ha terminato le contrattazioni a -9,64%. Lettera su NewPrinces (-7,47%). Giù anche Banca Ifis (-2,70%) e Credem (-2,27%).
Medio Oriente e la risposta europea
Intervenendo alla XVI Conferenza MAECI-Banca d’Italia alla Farnesina, il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha delineato un quadro preoccupante delle conseguenze economiche del conflitto in Iran, avvertendo che lo shock energetico in corso potrebbe essere più grave e duraturo di quanto inizialmente stimato.
Il conflitto sta provocando “interruzioni senza precedenti nelle catene di fornitura energetica globale“, con il traffico navale nello Stretto di Hormuz “quasi azzerato” dall’inizio delle ostilità. Panetta ha sottolineato che anche in caso di rapida cessazione delle ostilità, il ritorno alla normalità produttiva sarebbe lento, con tempi tecnici per il ripristino della capacità estrattiva e della filiera energetica. I rincari colpiscono soprattutto i prodotti raffinati essenziali per industria e agricoltura.
La risposta, per Panetta, passa necessariamente dall’integrazione europea: “Una piena autonomia strategica richiede il completamento dell’integrazione europea.” L’Europa dispone delle risorse umane, tecnologiche e produttive necessarie, ma “la sfida è oggi soprattutto politica: trasformare questo potenziale in azione, con rapidità e coerenza.” Servono meccanismi decisionali efficaci e un sistema finanziario continentale pienamente integrato, capace di attrarre capitali esteri e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.
Cosa aspettarsi dalla BCE
Dato l’attuale contesto, gli analisti prevedono ora che la BCE procederà a due rialzi dei tassi di interesse di 25 punti base quest’anno, rispettivamente ad aprile e a giugno, mentre il mercato obbligazionario sconta l’ipotesi di un massimo di tre rialzi. Giovedì sera, Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France e membro del Consiglio direttivo della BCE, ha detto che “è decisamente troppo presto per prevedere una tempistica per gli aumenti dei tassi d’interesse“, ma che “ovviamente, è molto probabile che il prossimo cambiamento dei tassi d’interesse chiave sia al rialzo”.
La prossima settimana, i verbali della riunione della Fed di marzo riceveranno probabilmente meno attenzione del solito, a causa del rapido evolversi della situazione bellica. Saranno diffusi anche i dati chiave sull’inflazione di marzo per gli Stati Uniti.

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