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Nordio e la condanna di Stasi: ‘La legge va cambiata’

di Red. Torino Notizie
14/05/2026
in Cronaca Italiana
Tempo di lettura: 3 minuti

Alberto Stasi è stato al centro di una vicenda processuale “paradossale” e quella di oggi, che vede invece indagato Andrea Sempio, è “una situazione anomala che raramente si vede, anzi mai vista”. Il caso Garlasco scuote anche gli uffici di via Arenula e ad intervenire sul tema è proprio il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che invoca modifiche contro “le dinamiche di una nostra legislazione sbagliata”.

Per approfondire Agenzia ANSA I pm: ‘Con 21 elementi proviamo la colpevolezza di Andrea Sempio’

Riferendosi all’ex fidanzato di Chiara Poggi, il quale finora ha già scontato dieci anni di carcere, il Guardasigilli ripercorre perplesso l’iter che lo ha portato alla condanna per l’omicidio della ragazza: “Se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannarla quando è già stata assolta due volte da una Corte d’Assise e da una Corte d’Appello?”, chiede il ministro che poi ricorda “la decisione della Cassazione, che ha rinviato il processo, integrandolo con alcune, diciamo così, nuove considerazioni e quindi si è arrivati a una condanna”. Da qui la riflessione di Nordio: “Nel sistema anglosassone tutto questo non solo non esiste ma è assolutamente inconcepibile”. E infine la proposta: “Questa situazione paradossale nasce da una legislazione che dovrebbe essere cambiata, ma è molto difficile, per la quale una persona assolta in primo grado e assolta in secondo grado può, senza l’intervento di nuove prove, poi essere condannata”. Sono parole che scatenano la reazione del legale della famiglia Poggi: “Il processo d’Appello bis non è stato una mera rilettura degli atti già vagliati dai giudici precedenti, ma su indicazione della Cassazione furono disposte tre nuove perizie e vennero acquisiti nuovi elementi tra cui la bicicletta nera di Alberto Stasi”, spiega Gian Luigi Tizzoni, ricordando l’accertamento del dna sulle unghie di Chiara, ritenuto ancora oggi uno dei pilastri dell’inchiesta. Ma l’accento del Guardasigilli viene posto anche su un’altra apparente anomalia.

Per approfondire Agenzia ANSA I pm: “Sempio non passò per caso davanti alla villetta dopo l’omicidio”

“Oggi il cittadino italiano si domanda perplesso come possa esistere una situazione in cui una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole mentre attualmente si indaga su un altro, sulla base di prove per le quali – sempre secondo l’accusa – l’autore del delitto sarebbe completamente diverso dal primo”, insiste Nordio riferendosi in quest’ultimo caso al nuovo indagato Andrea Sempio e precisando che non intende pronunciarsi “su un procedimento in corso”. Inoltre “è chiarissimo che – sottolinea – io non ho la più pallida idea della dinamica del delitto e soprattutto del suo autore, e anche se l’avessi non lo direi”. A “sottoscrivere” la frasi del ministro è invece Liborio Cataliotti, legale di Sempio: “laddove venisse consentito un nuovo processo a carico di persona diversa da un condannato per reato monosoggettivo, sarebbe o incostituzionale o comunque da modificare”. Un considerazione tecnica arriva anche dal presidente dell’Unione delle Camere Penali, Francesco Petrelli, secondo il quale “il nostro sistema processuale favorisce l’errore giudiziario a causa dello sbilanciamento a favore dell’accusa. Si tratta di riflettere sulla scarsa cultura della prova che circola nei processi e sull’utilizzo che spesso si fa solo in chiave puramente retorica del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio”.

 Sullo sfondo del clamore mediatico per il caso Garlasco restano gli interrogativi per altre vicende di cronaca, legate agli omicidi della banda della Uno Bianca, in questi giorni tornata sotto i riflettori per le recenti rivelazioni in tv di Alberto Savi, capo dell’organizzazione criminale. Il deputato del Pd, Andrea De Maria, ha presentato una interrogazione parlamentare al ministro Nordio per chiedere se intenda assumere informazioni sulla concessione della semilibertà a Savi, sottolineando “la mancanza di un pentimento per gli atti compiuti e di qualsiasi collaborazione all’accertamento della verità”.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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