TORINO – “Cacciamani non mi deve dimostrare nulla. Non bisogna però caricarlo di responsabilità”. Si era espresso così Ignazio Abate, alla vigilia del debutto in campionato contro il Milan, parlando del giovane esterno. Quello era un periodo molto particolare per il talento granata: la Roma lo corteggiava e sui giornali, sui siti e sulle tv si parlava quasi quotidianamente della trattativa tra i giallorossi e i granata. Cacciamani, nonostante i soli 19 anni, è riuscito però a non farsi distrarre. Alla fine è rimasto al Toro e lo ha fatto con convinzione, tanto che pochi giorni dopo la chiusura della finestra estiva di calciomercato ha firmato il rinnovo del contratto fino al 2031. Nel frattempo ha trovato spazio con continuità nell’undici di Abate giocando da titolare sette delle otto partite finora disputate dalla formazione granata, tra campionato e Coppa Italia: soltanto contro la Roma aveva iniziato dalla panchina, ma seduto a bordo campo ci era rimasto appena quarantacinque minuti, il tecnico all’intervallo aveva infatti deciso di mandarlo in campo. Un chiaro segnale del fatto che l’allenatore ripone molta fiducia nelle qualità del suo numero 77, un giocatore che aveva saputo valorizzare nella scorsa stagione alla Juve Stabia. E ora Abate vuole aiutare Cacciamani a proseguire il proprio percorso di crescita. Fino a questo momento l’esterno sembra però aver un po’ patito il salto dalla Serie B alla A, non lo si è ancora visto fare davvero la differenza sulla fascia sinistra, come capitava lo scorso anno con la formazione campana. Cacciamani si è acceso solamente a tratti, rendendosi protagonista di qualche buona iniziativa (vedi il cross per il colpo di testa vincente di Pietro Comuzzo contro il Sassuolo, per esempio), ma l’impressione che sta dando è che possa fare ben di più rispetto a quanto mostrato fino a questo momento. Non va dimenticato che è pur sempre un ragazzo di 19 anni alla prima vera esperienza in Serie A: aveva giocato un paio di spezzoni di partita con Paolo Vanoli, due anni fa, ma un conto è un ruolo da comparsa, un altro quello da protagonista, come lo ha in questa stagione. Non va neppure dimenticato che Cacciamani nasce come attaccante esterno, mentre finora si è spesso dovuto sacrificare a giocare a tutta fascia nel 3-5-2 (o nelle varianti di questo modulo) dovendo quindi lavorare molto nella fase di non possesso.
Il sogno azzurro di Cacciamani
Ma per farlo rendere al meglio, Abate sta pensando di liberare il più possibile l’esterno dai compiti difensivi, in modo che possa risparmiare le energie per puntare gli avversari, creare la superiorità numerica, fornire assist o andare direttamente alla conclusione quando è il Toro ad attaccare. Uno dei motivi per cui il tecnico ha scelto di passare al 4-4-2 è quello di aiutare Cacciamani a esprimersi al meglio, di agevolarlo in questa fase di ambientamento alla Serie A. Nel secondo tempo della partita contro il Bologna l’esterno era stato pericoloso nella metà campo avversaria, contro l’Udinese è stato invece ben contenuto da Vojvoda anche se, va sottolineato, soprattutto nel primo tempo il Toro ha giocato poco sulla fascia sinistra e Cacciamani non è mai stato messo nelle condizioni di puntare l’avversario con costanza. Far in modo che l’ex Primavera sia sempre più al centro del gioco del Toro, che tocchi il maggior numero di palloni a partita, è uno degli obiettivi di Abate. E l’allenatore al Filadelfia sta lavorando anche su questo aspetto, oltre che sul piano psicologico parlando al giocatore, cercando di toglierli pressioni di dosso così da farlo giocare con maggiore serenità. Lo stesso Cacciamani sa che può e deve fare di più, anche perché c’è la nazionale Under 21 da riconquistare e, magari, quella maggiore da guadagnare, soprattutto ora che c’è un ct come Roberto Mancini che è sempre molto attento ai giovani.





