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Il ritorno di Schlein in piazza: ‘Dibattito sulle primarie inutile e dannoso’

di Red. Torino Notizie
29/08/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti

   Un dibattito “surreale?”, la incalzano i cronisti. Elly Schlein non corregge l’aggettivo. “L’ha definito lei”. Poi liquida il capitolo primarie e cambia bersaglio. Alla Festa dell’Unità di Rivalta sul Mincio, prima uscita pubblica dopo la pausa estiva, la segretaria dem torna davanti a microfoni e militanti con l’intenzione di non farsi risucchiare nella conta del campo largo. “Abbiamo già perso abbastanza tempo in dibattiti inutili, dannosi e subalterni”. Il mirino, nella linea della segretaria dem, è puntato sulla maggioranza e le sue divisioni, a partire dagli extraprofitti.    “Salvini mi dà ragione e Tajani dice che i maxi utili sono una parolaccia”, punge Schlein. E, davanti a queste faglie e a una realtà quotidiana che vede “la benzina stabilmente sopra i 2 euro” e il diesel che “rischia di arrivare ai 3”, si chiede, “noi ci dovremmo perdere in sfumature, in differenze di millimetri?”. “No”, è la risposta. “Preferiamo continuare a occuparci dei bisogni concreti delle persone”.     Nel piccolo comune del mantovano Schlein riparte dagli affondi al governo. Chiede a Giorgia Meloni di “avere il coraggio” di tassare gli extraprofitti delle società energetiche e rilancia sul clima con “un appello alle forze progressiste”: deve diventare “una priorità nel nostro programma”. Il verde si prende così un pezzo sempre più largo dell’agenda che la segretaria intende presentare al campo largo. A partire dalle rinnovabili, con un tavolo permanente appena avviato insieme ai 120 scienziati ed esperti di energia che avevano sollecitato proprio i progressisti, senza risparmiare critiche ad alcune amministrazioni locali di centrosinistra.     Ma basta archiviare una domanda perché le primarie rientrino dalla successiva, ormai destinate a inseguire Schlein lungo tutto il viaggio appena cominciato, da Rivalta sul Mincio e Crema fino al grande appuntamento finale di Reggio Emilia, domenica 13 settembre. La segretaria prova a spostare il fuoco sulla legge elettorale e promette il “muro” delle opposizioni contro un premio di maggioranza “abnorme” e il tentativo di “rifare il premierato” per altra via. La formula per il campo largo resta quella ormai rodata: “Ci mettiamo insieme non contro i nostri avversari, ma sulle cose che vogliamo e possiamo fare insieme”. Una linea che trova eco nel co-leader di Avs, Angelo Bonelli, pronto a mettere il programma davanti alle primarie e a fissare settembre come limite oltre il quale non perdere altro tempo dietro agli “egocentrismi di qualcuno”. Dentro e fuori dal Pd, però, il dibattito sui gazebo continua a correre nella ricerca di un terzo nome. Vincenzo De Luca vede all’orizzonte “un anno di psicodramma” e liquida le primarie come “demenzialità politica”, indicando una regola secca: guida del campo a chi prende più voti. Il deputato dem Marco Furfaro le difende invece dall’idea della resa dei conti: “Non sono un contest come X Factor” e, se serviranno, saranno “una grande operazione di mobilitazione collettiva”.     Schlein sceglie di non alimentare il ring. Tra lei e Conte non risultano contatti negli ultimi giorni, anche se la segretaria dem assicura di sentirsi “costantemente con gli altri leader delle forze progressiste”. Ma se a parole la sfida resta congelata, il calendario delle Feste dell’Unità finisce per avvicinarla. Con una casella che spicca perché vuota: Milano, dove Schlein sarà assente mentre la corsa al dopo-Sala muove già nomi e ambizioni. Altrove, la geografia delle Feste sembra quasi scrivere il prologo dei gazebo. A Genova la leader dem arriverà il primo settembre con Francesco Boccia; due giorni dopo, salvo ultime conferme, toccherà a Conte con Andrea Orlando. Nel mezzo Silvia Salis, la presenza più ingombrante nel toto-nomi della possibile terza via. A Bologna il leader del M5s è atteso il 5 settembre, Schlein il 20, con il campo largo in cerca dei suoi equilibri guardando a Matteo Lepore in cerca del bis. Poi, soprattutto, Reggio Emilia. Un anno fa, su quel palco, Conte parlava delle “ragioni dell’unità”, il giorno dopo Schlein scandiva “unità, unità, unità”. Dodici mesi più tardi, quella parola porta con sé l’inquietudine di chi sarà a guidarla.

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