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Federacciai apre all’ex Ilva, i grandi dell’acciaio pronti a rilevare l’area a freddo

di Red. Torino Notizie
12/08/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti

Federacciai apre all’ex Ilva. Antonio Gozzi, presidente dell’associazione, ha detto che tra gli interessati figurano praticamente quasi tutti gli acciaieri italiani, quindi Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame, Lucchini e altri. La disponibilità per un confronto con il Governo è immediata, sicuramente prima di ottobre, quando l’area a caldo dovrà essere fermata.
Comunque la ripresa e il lancio degli impianti non comprendono quelli interessati dal blocco dell’area a caldo, sottolinea Gozzi. Intanto le imprese dell’indotto ex Ilva, dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano sulla chiusura dell’area a caldo a Taranto, preparano i licenziamenti collettivi.

Ex Ilva, verso la cordata italiana
Il consiglio di presidenza di Federacciai ha dato mandato al presidente Antonio Gozzi di trasmettere una manifestazione di interesse per l’ex Ilva. Un interesse, sottolinea la nota, subordinato alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale. Immediata anche la disponibilità a un dialogo con il Governo.
Tra le imprese siderurgiche interessate figurano “praticamente quasi tutti”, tra i quali:

Arvedi;
Marcegaglia;
Feralpi;
Duferco;
Beltrame;
Lucchini.

La proposta
Nella proposta dovrebbe esserci solo l’area a freddo. In un’intervista per Repubblica, Gozzi sottolinea come tutto dipenda dal dialogo con il Governo. “Bisogna capire se esistono le condizioni abilitanti, di vario tipo, a cui è condizionato il nostro interesse. La prima è ridefinire il perimetro della gara”, dichiara.
E spiega:
Siamo interessati a tutto quello che viene a valle delle bramme, compresi i laminatoi a caldo, non agli altiforni e alle acciaierie a colata continua, di cui non vogliamo sapere nulla. Se restano nella gara non possiamo partecipare.
Spegnimento dell’area a caldo: verso licenziamenti
Non cambia però la situazione degli operai dell’area a caldo. Come da decreto della Corte d’Appello di Milano, questa dovrà essere spenta entro il 26 ottobre.
Le imprese dell’indotto, in stato di mobilitazione, vanno verso la richiesta di un licenziamento collettivo. Lo fanno sapere dal Tavolo permanente per Taranto, dove gli imprenditori stanno cercando soluzioni per scongiurare il disastro occupazionale ed economico.
In una nota:
È stata rimarcata la gravità di una crisi senza precedenti. È maturata la sensazione che gli effetti provocati dalla fine dell’operatività dell’area a caldo non rimarranno confinati nel territorio tarantino.
Il blocco dell’area a caldo infatti porterà anche ad altri rallentamenti o fermi. Si parla dell’area a freddo, perché “per mancanza di alimentazione di acciaio sarà la prossima a fermarsi” si legge.

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