TORINO – Non servivano prove straripanti da parte dei lungodegenti bianconeri per prendere atto della pochezza offensiva a cui ci hanno abituati i rispettivi compagni di reparto (David e Openda, ça va sans dire). Bastavano giusto dieci minuti di mera normalità. Uno spezzone di gara giocato – per la prima volta da quattro mesi – con due centravanti veri, di ruolo, a riempire l’area di rigore avversaria. E poco importa che Vlahovic e Milik, di rientro dai rispettivi infortuni, non fossero ancora al meglio. Anche perché Spalletti sapeva bene che in quel breve lasso di tempo – seppur acciaccati – sarebbero stati in grado di creare molto di più di quanto non abbiano fatto David e Openda nelle ultime settimane. Milik, al primo cross recapitato in area di rigore, ha spizzato alla grande di testa, chiamando Muric a un super intervento; Dusan, al secondo pallone toccato, ha vinto il duello fisico con Idzes, e si è guadagnato il penalty, poi dilapidato da Locatelli – che ieri, tra l’altro, si è “scusato” con un post sulla sua pagina Instagram: «Conosco benissimo quali sono le mie responsabilità e so che l’unico modo per reagire ad un errore è lavorare ancora più duramente. Adesso abbiamo un Mondiale da conquistare e daremo tutto quello che abbiamo per riuscirci. Concentrati e uniti!».
Gerarchie attacco Juve: Spalletti cambia tutto
Non è un caso allora che gli stop, lunghissimi, non abbiano intaccato minimamente la considerazione che Lucio ha di loro. Appena li ha avuti a disposizione, li ha rischiati entrambi – al netto della prossimità con la sosta, utile per recuperarli appieno – piuttosto che affidarsi a chi ha tradito sistematicamente le aspettative sue e del resto del gruppo squadra. La corsa alla Champions, per come stanno le cose, non ammetterà alcun trattamento di favore. Nessun esercizio di rivitalizzazione. Giocherà chi sarà in grado di dare più garanzie sul piano tecnico. E in questo senso, l’attacco subirà una rivoluzione pesante sul piano delle gerarchie. Il titolare è e resterà Vlahovic, Milik l’alternativa (a gara in corso, o dal primo qualora il serbo dovesse incappare in una ricaduta). Con loro in campo, la Juve avrà modo di rispolverare una serie di soluzioni tattiche accantonate – inevitabilmente – di fronte alle caratteristiche di David e Openda. Tutto fuorché dei rifinitori freddi e concreti. Si spazia dai cross in area di rigore, per sfruttare l’elevazione di Dusan e Milik, alla ricerca del suggerimento in verticale per il centravanti, chiamato a usare il fisico per aiutare i compagni a uscire dalla pressione avversaria.
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