Il Napoli non ha superato neanche la League Phase, Juventus e Inter hanno perso ai Playoff contro Galatasaray e Bodo Glimt, mentre l’Atalanta è stata eliminata dal Bayern Monaco negli ottavi di finali. Questa stagione la Champions League per la Serie A è stata letale, chiaro segnale dei problemi che sta vivendo il calcio italiano. Li ha analizzati con cura Alessandro Del Piero, che dagli studi di Sky Sport: “L’Atalanta negli ultimi anni è stata la squadra più internazionale che abbiamo avuto, con più corsa e fisicità. Poi chiaro che con il Bayern è un conto, ma con il Borussia hanno dimostrato grandi cose”.
Del Piero senza mezzi termini: “Siamo inferiori”
Ma da dove nascono i problemi delle squadre italiane? “È tutto più lento – ha detto la leggenda bianconera -, la trasmissione della palla da una parte all’altra, la velocità che c’è non è solo questione di tecnica. Io prendo la palla e la muovo veloce. Conta la tecnica, ma anche la testa. Sotto tutti i profili siamo inferiori. Siamo inferiori nel motore, nel talento. È inutile girarci attorno, è la realtà dei fatti. C’è anche la tattica e la tecnica di mezzo. Io posso anche fare un passaggio sul posto, come spesso vediamo in fase difensiva con i tre centrali, oppure posso fare dei controlli orientati, che oggi in Serie A forse fanno in tre persone. Il controllo orientato ti permette di dare la direzione e cambia tutto l’assetto. Secondo me dovrebbero spingere molto di più verso questa direzione, perchè ti permette di fare un mezzo dribbling. Al giorno d’oggi è difficile essere un 10 perchè ci sono pochissime squadre che ricercano un numero 10. Ma d’altra parte essendocene poche, c’è meno competizione. In teoria uno dovrebbe brillare un po’ di più. In fase d’attacco la cosa che mi annoia di più è che noi vogliamo consolidare la posizione. In Champions League quando c’è recupero palla c’è subito la verticalizzazione”.
Non solo un problema di tecnica e tattica
Tattica e tecnica, quindi, ma anche preparazione atletica secondo Del Piero: “Il problema nostro è che ci stanchiamo. Siamo sempre noi stanchi, sempre in Italia sempre stanchi. Io ho sentito pochi allenatori fuori lamentarsi delle partite o dire che sono stanchi. Ti attrezzi. Stiamo parlando di squadre: ti devi attrezzare di conseguenza. Oggi è un calcio diverso: hai più giocatori, hai più sostituzioni, hai più soldi da investire nella preparazione fisica, nel recupero, eccetera. Quindi c’è più di tutto. Non basta parlare di queste cose. Serve professionalità nel cercare di migliorare i ragazzi, perché i margini ci sono. E ci sono, perché se gli altri lo fanno e noi pensiamo di essere i più bravi, poi però prendiamo sette gol, come è successo, allora qualcosa non va. Il Barcellona gioca sempre con gli stessi giocatori. Poi uno si fa male, lo mette fuori e ne mettono un altro”.
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