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Mediobanca e Mps approvano la fusione, concambio a 2,45

di Red. Torino Notizie
11/03/2026
in Mondo Economia
Tempo di lettura: 2 minuti

Mps e Mediobanca approvano il progetto di fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia all’interno dell’istituto senese e fissano il concambio in 2,45 azioni di Mps per ogni azione Mediobanca, con un sensibile ‘premio’ rispetto al rapporto di 2,2 volte che si attendeva Piazza Affari. Il via libera, che porterà al delistig di Piazzetta Cuccia, è stato deliberato dai consigli di amministrazione delle due banche, riuniti a Siena e Milano, che hanno preso atto del parere favorevole rilasciato dai rispettivi comitati per le operazioni con parti correlate.
Ora la parola passerà alle assemblee straordinarie dei due istituti, che dovranno darà il via libera a maggioranza dei due terzi, con la fusione che dovrebbe diventare efficace “entro la fine del 2026”.
L’operazione, spiegano Mps e Mediobanca, rientra in un più ampio progetto di riorganizzazione che prevede la concentrazione delle attività di corporate & investment banking e private banking di fascia alta in una ‘nuova’ Mediobanca, controllata al 100% da Mps, all’interno della quale verrà custodita anche la partecipazione in Generali, “preservando così un brand di altissimo valore”.
La riorganizzazione prevede inoltre l’integrazione delle reti di consulenti finanziari, retail e affluent, di Mediobanca Premier e Banca Widiba, che assumerà una nuova denominazione “con il brand Mediobanca”. Il riassetto, che sarà sottoposto all’approvazione dei cda delle società interessate, ha l’obiettivo, insieme alla fusione, di dare “piena attuazione” al conseguimento dei 700 milioni di euro di sinergie promesse da Mps e degli obiettivi industriali e finanziari del piano industriale del Monte, che conta di distribuire ai soci 16 miliardi in dividendi in cinque anni. Grazie alla fusione – che resta subordinata all’autorizzazione della Bce, della Banca d’Italia ma anche del governo con il golden power – gli azionisti di Mediobanca, spiega la nota, potranno beneficiare di un titolo azionario più liquido, di un un pay-out del 100% sui dividendi, delle opportunità legate all’abbondante capitale in eccesso di cui dispone il Monte e alle prospettive delineate dal suo piano, anche grazie al ‘boost’ dei crediti fiscali che Rocca Salimbeni può dispiegare.
I soci di Piazzetta Cuccia che non approveranno la fusione non avranno invece diritto al recesso. La conversione del 13,65% del capitale di Mediobanca in azioni Mps provocherà una leggera diluizione degli attuali soci della banca senese, con Delfin che scenderà al 16,1% del capitale, il gruppo Caltagirone al 9,4%, Blackrock al 4,6%, il Mef al 4,5%, Banco Bpm al 3,4% mentre il flottante sarà rappresentato dal 62% del capitale. Il cda del Monte starebbe intanto mettendo a punto la sua risposta alla lettera con cui la vigilanza ha chiesto che i futuri consiglieri dispongano di autonomia di giudizio (independence of mind), che deve essere “chiara” per quanto riguarda l’amministratore delegato, al quale sarà richiesta anche una “rilevante esperienza bancaria”.
Con la missiva, il cui invio dovrebbe avvenire entro domani, il cda del Monte, intende evidenziare come le scelte fatte sulla lista rientrino nell’alveo delle richieste della Bce, inclusa la candidatura dei tre potenziali amministratori delegati, sulle cui competenze bancarie il board non ha alcun dubbio. A Piazza Affari intanto i titoli delle due banche, sotto pressione dopo la presentazione del piano industriale e l’esclusione dell’ad Luigi Lovaglio della lista del cda, hanno rimbalzato assieme a tutto il listino, in scia alle speranze di un conflitto di breve durata in Iran, con Mediobanca che è salita del 5,04% a 16,16 euro e Mps del 4,95% a 7,39 euro.

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