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Medio Oriente, Scope Ratings: implicazioni sul credito sovrano contenute

di Red. Torino Notizie
08/03/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti

Qualsiasi interruzione prolungata delle strutture di esportazione, delle infrastrutture energetiche o dello stesso Stretto di Hormuz, combinata con una maggiore instabilità regionale, aumenta il rischio di uno shock negativo dal lato dell’offerta. Ciò potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale, con potenziali implicazioni economiche, fiscali e persino politiche a livello globale. E’ quanto emerge dal  report a cura di Alvise Lennkh-Yunus, Sovereigns and Public Sector di Scope Ratings. 

Medio Oriente: implicazioni sul credito sovrano contenute
Tra le quattro maggiori economie dell’UE, Italia (BBB+/Positivo), Spagna (A/Positivo) e Germania (AAA/Stabile) hanno esposizioni simili, dati i loro mix energetici e le loro intensità, mentre la Francia (AA-/Negativo), con il suo ampio parco di centrali nucleari, è meno esposta alle potenziali implicazioni di questo shock.
Il report segnala anche che l’Europa è particolarmente vulnerabile a causa delle importazioni di energia da combustibili fossili, in particolare il GNL
ma dipendenza energetica resta determinante
Quanto alle fonti energetiche dell’Europa sono anche più diversificate rispetto all’inizio della guerra della Russia in Ucraina, mentre l’inflazione era vicina all’obiettivo della BCE dell’1,9% nel febbraio 2026. In questo contesto, è improbabile che i prezzi del gas (TTF) tornino ai livelli massimi precedenti del 2022, quando erano in media di 133 EUR/MWh, il triplo della media di 36 EUR/MWh del 2025. Tuttavia, il persistere di prezzi elevati del gas (TTF vicino a 50 EUR/MWh) e del petrolio (circa 100 USD/bbl) potrebbe comunque avere implicazioni macroeconomiche.
 la view di Scope Ratings
 Un conflitto prolungato  – spiega l’esperto – potrebbe anche portare a un aumento della spesa militare e accentuare ulteriormente le tensioni fiscali in un momento di incertezza sulle entrate tariffarie. Anche i rischi politici potrebbero aumentare. Il sostegno pubblico alla guerra rimane basso e le operazioni militari statunitensi che durano più di 60 giorni richiedono l’approvazione del Congresso.

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