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Traffico di visti Italia-Bangladesh, due condannati: avevano cercato di corrompere un deputato

di Red. Torino Notizie
18/02/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

Ascolta la versione audio dell’articoloIl caso sul traffico dei visti tra Italia e Bangladesh si conclude con due condanne e sanzioni da più di 600mila euro. Il tribunale di Roma ha depositato la sentenza di patteggiamento di Nazrul Islam e Shamim Kazi, che dovranno scontare rispettivamente 4 anni e 8 mesi di reclusione e 4 anni e 2 mesi di reclusione. Da sommare a 315mila euro di multa a testa e la confisca dei beni.Il trafficoIl sistema si basava su un collaudato schema di corruzione. I cittadini bengalesi pagavano fino a 15mila euro per ottenere un visto italiano di lavoro, poco più del doppio della tariffa del visto turistico. Nazrul e i suoi collaboratori raccoglievano le somme e le utilizzavano per corrompere i funzionari dell’Ambasciata italiana a Dhaka, pagati per rilasciare visti senza verificare la reale assunzione lavorativa.Loading…In alcuni casi, venivano creati contratti fittizi con aziende inesistenti per giustificare la richiesta di visti. Il sistema informatico dello Sportello Unico per l’Immigrazione di Roma, infatti, consentiva di allegare qualsiasi documento in formato Pdf, senza verifica sostanziale.Durante le perquisizioni sono stati trovati nulla osta rilasciati a cittadini bengalesi che non avevano mai avuto contatti con le aziende indicate nelle domande. Inoltre, venivano utilizzate società fittizie o inattive per ottenere i nulla osta necessari a far entrare in Italia lavoratori che poi non venivano assunti. Insomma, contratti utili solo a superare la frontiera, con 88 casi di immigrazione clandestina già cristallizzati nel dispositivo, sebbene le confessioni lascino intravedere un bacino di migliaia di irregolari pronti a pagare cifre esorbitanti.L’autogol provando a corrompere il deputato Di GiuseppeQuesto non bastava agli organizzatori, che così hanno tentato di corrompere il deputato Andrea Di Giuseppe (Fratelli d’Italia), componente della Commissione Affari Esteri, a cui è stata offerta una tangente da 2 milioni di euro, oltre al 25% dei guadagni ottenuti in Italia dai bengalesi che, eventualmente, avrebbe fatto entrare illegalmente.

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